Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale 2021

UMdL partecipa alla Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale “TROVIAMO LE MILIONI DI PERSONE CHE VENGONO PERSE” del 28 luglio organizzata dalla World Hepatitis AllianceNOhep e sostenuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Il tema principale della Giornata è “L’EPATITE NON PUO’ ASPETTARE” anche quest’anno in linea con quanto previsto dall’Obiettivo 3 al punto 3.3 (“entro il 2030, porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali neglette e combattere l’epatite,  le malattie trasmesse attraverso l’acqua e altre malattie trasmissibili”) degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l’anno 2030 promossi dalle Nazioni Unite.

Dal sito ufficiale della WHO si evince che l’epatite B e l’epatite C provocano 1,1 milioni di morti e 3 milioni di nuove infezioni ogni anno.

Da una libera traduzione dalle Conclusioni presenti nel documento di consenso su “Vaccini per prevenire l’infezione da COVID-19 in pazienti affetti da patologie epatiche” (v2.0 del 16 marzo 2021) della American Association for the Study of Liver Diseases:

“A partire dalla identificazione del genoma del virus SARS-CoV-2 avvenuta nel gennaio 2020 sono stati raggiunti notevoli progressi nello sviluppo di 2 vaccini a mRNA per la COVID-19 i quali si sono dimostrati molto efficaci e, in generale, sicuri. Attualmente la CDC raccomanda che tutti gli adulti oltre i 18 anni di età ricevano le 2 dosi di vaccino, in accordo a quanto suggerito dalle aziende produttrici, al fine di prevenire una futura infezione da COVID-19. Non viene, invece, raccomandata una valutazione sierologica pre e post-vaccino data l’assenza di studi relativi alla sua importanza sulla storia naturale della malattia. A causa del loro meccanismo d’azione, entrambi i vaccini a mRNA per la COVID-19, sono raccomandati per tutti i pazienti con malattie epatiche croniche (compensate e scompensate) e per i soggetti immunosoppressi che hanno ricevuto un trapianto d’organo. La AASLD consiglia che i vari fornitori di servizi sanitari, sulla base di politiche sanitarie locali, protocolli e sulla base della disponibilità dei vaccini, diano priorità alla vaccinazione per COVID-19 ai pazienti affetti da cirrosi compensata o scompensata o affetti da epatocarcinoma, ai pazienti in terapia immunosoppressiva sia trapiantati che donatori vivi di fegato.
L’impatto dal punto di vista clinico delle varianti virali di SARS-CoV-2 rappresenta un’area di interesse in rapida evoluzione tuttavia, finché non saranno disponibili ulteriori studi, la vaccinazione per COVID-19 non dovrebbe essere negata o posticipata a nessun paziente per preoccupazioni legate a questioni di sicurezza o di efficacia. A tutti coloro che riceveranno il vaccino contro la COVID-19 viene raccomandato di continuare il distanziamento sociale, di indossare facciali filtranti o mascherine, di lavare frequentemente le mani e di perpetrare altri comportamenti che possano attenuare una possibile esposizione al virus. Questo documento sarà aggiornato non appena saranno disponibili ulteriori dati.

UMdL è inserita nell’elenco delle organizzazioni che supportano la Campagna per il WHD 2020 (a questo link).

Tre anni fa la WHO ha pubblicato le ultime Linee guida per la cura e il trattamento delle persone affette da infezione cronica da virus dell’epatite C.

Dati epidemiologici europei sono disponibili sul sito dell’European Centre for Disease Prevention and Control nel Surveillance Atlas of Infectious Diseases, come riportato sul sito i casi di epatite B

Nel 2019, 30 stati membri della EU/EEA hanno segnalato 29.996 casi di infezione da epatite B (HBV). Escludendo i 5 paesi che hanno riportato solo i casi acuti di malattia, il numero complessivo è di 29.518 che corrisponde ad un tasso grezzo di 7,4 casi per 100.000 persone. Tra tutti i casi, il 6% dei segnalati erano acuti, il 48% cronici, il 38% “sconosciuti” ed il 7% non classificati. Il maggiore tasso di infezione acuta è stato riscontrato nella fascia di età compresa tra i 35 e i 44 anni; il più alto, tra coloro che erano affetti da epatite cronica, è stato riscontrato tra le persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Il rapporto complessivo uomo-donna era di 1,5 a 1. Il tasso relativo alle infezioni acute è continuato a diminuire nell’arco degli ultimi anni, in accordo con le tendenze mondiali grazie probabilmente all’effetto dovuto ai programmi vaccinali nazionali. Tra i casi segnalati come acuti che possedevano le idonee informazioni, la trasmissione in rapporti di tipo eterosessuale (27%) era quella più comunemente riportata, seguita dalla trasmissione in ambito ospedaliero (17%) e dalla trasmissione omosessuale (13%). Tra i casi di malattia cronica, la trasmissione dalla madre al neonato e quella in ambito ospedaliero sono state le più comuni vie riportate  (rispettivamente per il 36% e il 20%). La prevenzione e i programmi di controllo della malattia necessitano di un ulteriore incremento se i paesi europei vogliono raggiungere l’obbiettivo di eliminare l’epatite B. I dati di sorveglianza sanitaria sono essenziali per monitorare la situazione epidemiologica e c’è la necessità di incrementarne la qualità.” Dati provenienti dalla stessa fonte indicano che i nuovi casi di epatite B notificati in Italia nel 2019 sono stati 341 pari a 0,6 per 100.000 abitanti.” (1)

Per quanto riguarda l’epatite C 

Nel 2019 i casi segnalati di epatite C in 29 stati membri della EU/EEA sono stati 37.733. Escludendo i paesi che hanno riportato solo i casi acuti di malattia, il numero complessivo è di 37.660 che corrisponde ad un tasso grezzo di 8,9 casi per 100.000 persone. Dei casi riportati il 6% è stato classificato come infezione acuta, il 22% come cronica e il 69% come sconosciuta. L’epatite C è stata riscontrata più comunemente tra gli uomini rispetto alle donne con un rapporto 2,1 a 1. Il gruppo di età maggiormente colpito sia tra gli uomini che tra le donne è stato quello compreso tra i 25 e 34 anni. Le modalità di trasmissione sono state inserite solo nel 21% dei casi. La via più comune di infezione è stata attraverso l’uso di droghe in forma iniettiva (nel 45% dei casi che presentavano questo tipo di informazioni). L’interpretazione dei dati di notifica di epatite C risente di alcune criticità esistenti tra i vari paesi con il permanere di differenze nel sistema di sorveglianza e di problematiche nella definizione univoca di caso di malattia acuta o cronica. Essendo l’epatite C una patologia il più delle volte asintomatica fino alle sue fasi terminali, la sorveglianza basata sulla notifica dei casi appare fondamentale per cui i risultati forniti  riflettono più che altro la numerosità delle pratiche diagnostiche effettuate che la reale diffusione della malattia.” Dati provenienti dalla stessa fonte indicano che i nuovi casi di epatite C notificati in Italia nel 2019 sono stati 188 pari a 0,3 casi ogni 100.000 abitanti (in lieve aumento rispetto ai casi dell’anno precedente).(2)

 Una revisione della letteratura effettuata recentemente ha evidenziato come la prevalenza dell’HBV. HCV tra gli operatori sanitari appare sovrapponibile a quella della popolazione generale dei rispettivi paesi in esame. Tuttavia, il rischio di trasmissione occupazionale per i sanitari e la trasmissione a pazienti in occasione di procedure invasive o dopo contatto a rischio con emoderivati o liquidi biologici rappresenta tuttora una eventualità possibile. Risulta necessario promuovere la ricerca di casi di epatite in forma misconosciuta. (3)

Bibliografia

[1] European Centre for Disease Prevention and Control. Hepatitis B. In: ECDC. Annual epidemiological report for
2019. Stockholm: ECDC; 2021. https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/hepatitis-b-annual-epidemiological-report-2019.pdf

[2] European Centre for Disease Prevention and Control. Hepatitis C. In: ECDC. Annual epidemiological report for 2019. Stockholm: ECDC; 2021. https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/hepatitis-c-annual-epidemiological-report-2019.pdf

[3] Tavoschi L, Mason L, Petriti U, Bunge E, Veldhuijzen I, Duffell E. Hepatitis B and C among healthcare workers and patient groups at increased risk of iatrogenic transmission in the European Union/European Economic Area. J Hosp Infect. 2019;102(4):359-368. doi:10.1016/j.jhin.2019.03.004

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Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com)

Link alle precedenti Giornate Mondiali contro l’epatite virale

Aggiornato al 28/07/2021

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Giornata Mondiale della Tubercolosi 2021

English translation

Anche quest’anno la Giornata Mondiale per la lotta alla Tubercolosi promossa dalla Organizzazione Modiale della Sanità (OMS/WHO), dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e da StopTBPartnership è necessariamente segnata e collegata – come molte altre condizioni morbose o condizioni predisponenti alle patologie – alla diffusione della pandemia di SARS-CoV-2 che ha colpito e sta colpendo numerosissime persone in Italia (con 3.400.877 casi e 105.328 decessi al 23 marzo 2021) e nel mondo (con 123.419.065 casi confermati e 2.719.163 morti complessive al 23 marzo 2021).[1] L’OMS ha predisposto una pagina web specifica per affrontare assieme le due problematiche. Oltre a ciò la OMS ha pubblicato il 15 dicembre 2020 l’ultima nota informativa reltiva alla assistenza dei pazienti affetti da tubercolosi e la protezione degli operatori sanitari in tempo di pandemia da COVID-19.[2]

Secondo l’ultimo report  annuale realizzato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di nuovi casi di tubercolosi  (TBC) a livello mondiale nel 2019 è stato di circa 10 milioni (intervallo, 8,9–11,0 milioni) distribuiti per il 56% tra gli uomini, per il 32% tra le donne e per il 12% in bambini di età inferiore ai 15 anni. 

La localizzazione geografica dei nuovi casi è stata per il 44% nella regione OMS del Sud-Est Asiatico, per il 25% in Africa, per il 18% nel Pacifico occidentale, per l’8,2% nel Mediterraneo orientale, per il 2,9% nelle Americhe e per il 2,5% in Europa.

In 8 paesi si sono verificati i due terzi dei nuovi casi totali: in India il 26%, in Indonesia l’8,5%, in Cina l’8,4%, nelle Filippine il 6,0%, in Pakistan il 5,7%, in Nigeria il 4,4%, in Bangladesh  il 3,6% e in Sud Africa il 3,6%. 

In generale, il tasso d’incidenza annuale della tubercolosi a livello nazionale è oscillato da meno di 5 a più di 500 casi (tra nuovi e riattivazioni) per 100.000 abitanti. In Italia il tasso annuale di incidenza tubercolare nel 2019 è stato di 7,1 casi per 100.000 abitanti (intervallo, 6,1-8,2 per 100.000) per un totale di 3.185 diagnosi.

A livello mondiale il numero di morti tra le persone non affette da HIV è stato di 1,2 milioni (intervallo, 1,1– 1,3  milioni); le vittime tra coloro che erano affetti da HIV sono state di 208.000 (intervallo, 177.000–242.000).[3]

La recente pandemia di COVID-19 ha sollevato alcune problematiche nella gestione della lotta alla tubercolosi e ha prospettato alcune opportunità per il futuro.  

In diversi paesi (India, Indonesia, Filippine e Sud Africa), tra gennaio e giugno 2020, si è registrato un sostanziale decremento (del 25-30%) nel numero delle diagnosi di TBC in confronto allo stesso periodo del 2019. L’impatto economico della pandemia da SARS-CoV-2 ha colpito due riconosciuti fattori concausali per la diffusione della tubercolosi, ossia, la malnutrizione ed il Prodotto Interno Lordo pro capite. Oltre a ciò, si è verificata un trasferimento delle risorse umane, finanziarie, strutturali e tecnologiche dalla lotta alla tubercolosi verso programmi di contrasto al COVID-19. [1] Anche per queste ragioni, la pandemia ha colpito più pesantemente le classi più povere (che già di per sé erano a maggior rischio di contrarre la tubercolosi).[4

C’è da tenere conto anche che in alcuni paesi il differimento delle risorse è stato tamponato mediante l’uso della tecnologia digitale per fornire servizi a distanza ai pazienti e mediante la somministrazione del trattamento farmacologico anti-tubercolare a domicilio. [3]

La COVID-19 ha avuto un impatto anche tra coloro che hanno mantenuto la propria occupazione, infatti, in Italia la proporzione di nuovi casi registrati per contatti sul luogo di lavoro è stata del 19,4%.[5] In letteratura sono stati riportati cluster di casi in diversi settori lavorativi come, ad esempio, quello della macellazione e della processazione delle carni [6], quello minerario (del carbone, del platino, dell’oro, etc.).[7] In quest’ultimo ambito si ha la coesistenza anche di altri fattori di rischio per le vie respiratorie: quello silicotigeno e quello tubercolare. In alcuni paesi ad elevata endemia di TB e di HIV l’ambiente minerario costituisce un terreno privilegiato per la diffusione della COVID-19 grazie anche alla coesistenza di condizioni socio-economiche svantaggiate e l’esposizione a polveri in ambiente sotterraneo. La coesistenza della patologia tubercolare e dell’infezione da SARS-CoV-2 sembra peggiorare la prognosi delle persone affette.[7]

Il settore lavorativo che più di ogni altro è stato colpito è quello dell’assistenza sanitaria.[5,8] Alla fine del 2020 il numero di operatori sanitari positivi al virus SARS-CoV-2  era di 91.270 (con 188 vittime) su un totale di 2.049.934 casi nella popolazione nazionale (una percentuale del  4,45% tra tutti i positivi).[9] I lavoratori dediti all’assistenza sanitaria sono anche quelli che sono impegnati in prima linea nella lotta alla tubercolosi.  

La lotta al SARS-CoV-2 potrebbe integrarsi con la lotta contro il micobatterio tubercolare offrendo la possibilità di anamnesi mirata a pazienti  con sintomatologia respiratoria  e l’opportunità di fornire una diagnosi contestuale e congiunta per entrambi i patogeni (soprattutto in aree ad elevata endemia tubercolare). Le  strutture o i servizi sanitari adibiti a queste operazioni dovrebbero garantire  la maggiore protezione e sicurezza possibile per tutto il personale sanitario a contatto con pazienti potenzialmente positivi.[2,10]

La pandemia da COVID-19 ha dimostrato che la volontà politica, la disponibilità finanziaria, l’evoluzione tecnologica e le azioni comunicative adeguate possono agire rapidamente ed efficacemente nel contrastare la diffusione di una patologia infettiva a carattere insidioso. Tale approccio potrebbe e dovrebbe essere applicato anche nella lotta alla tubercolosi.[4,10]

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  1. WHO Coronavirus (COVID-19) Dashboard – covid19.who.int/ (23/03/2021)
  2. WHO Information Note – Tuberculosis and COVID-19. 15th December 2020. COVID-19: Considerations for tuberculosis (TB) care. www.who.int/docs/default-source/hq-tuberculosis/covid-19-tb-clinical-management-info-note-dec-update-2020.pdf?sfvrsn=554b68a7_0 (23/03/2021)
  3. Global tuberculosis report 2020 [Internet]. Geneva, World Health Organization; 2020. Available from: www.who.int/tb/publications/global_report/en/ (22/03/2021)
  4. Oga-Omenka C, Tseja-Akinrin A, Boffa J, Heitkamp P, Pai M, Zarowsky C. Commentary: Lessons from the COVID-19 global health response to inform TB case finding [published online ahead of print, 2020 Oct 22]. Healthc (Amst). 2020;9(2):100487. doi:10.1016/j.hjdsi.2020.100487.[link]
  5. Marinaccio A, Boccuni F, Rondinone BM, Brusco A, D’Amario S, Iavicoli S. Occupational factors in the COVID-19 pandemic in Italy: compensation claims applications support establishing an occupational surveillance system. Occup Environ Med. 2020 Dec;77(12):818-821. doi: 10.1136/oemed-2020-106844. Epub 2020 Sep 23. PMID: 32967988; PMCID: PMC7677459.[link]
  6. Waltenburg MA, Victoroff T, Rose CE, et al. Update: COVID-19 Among Workers in Meat and Poultry Processing Facilities ― United States, April–May 2020. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2020;69:887-892. DOI: http://dx.doi.org/10.15585/mmwr.mm6927e2.
  7. Naidoo RN, Jeebhay MF. COVID-19: a new burden of respiratory disease among South African miners? Curr Opin Pulm Med. 2021 Mar 1;27(2):79-87. doi: 10.1097/MCP.0000000000000759. PMID: 33417344; PMCID: PMC7924928.[link
  8. Burdorf A, Porru F, Rugulies R. The COVID-19 (Coronavirus) pandemic: consequences for occupational health. Scand J Work Environ Health. 2020 May1;46(3):229-230. doi: 10.5271/sjweh.3893. PMID: 32356896.[link]
  9. Istituto Superiore di Sanità – Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_29-dicembre-2020 – 28/02/2021.[link]  
  10. van der Walt M, Keddy KH. How COVID-19 can instruct TB research: ensuring the safety of researchers exposed to infectious disease. Int J Tuberc Lung Dis. 2020 Sep 1;24(9):978-980. doi: 10.5588/ijtld.20.0454. PMID: 33156770.[link]

WORLD TB DAY 2021: THE CLOCK IS TICKING – Join the 2021 Campaign!

Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com

I nostri link alle precedenti: Giornate Mondiali della Tubercolosi.

Aggiornato al 23/03/2021


Giornata Internazionale per il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale 2020

12 dicembre 2020 – Updating medicina del lavoro supporta la Giornata Internazionale per il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale (UHC) 2020 insieme a centinaia le associazioni, i gruppi interessati in tutto il Mondo che partecipano alla Campagna Globale per l’UHC Day 2020.

UHC2030 è un movimento nato per accelerare il raggiungimento della UHC attraverso una piattaforma con differenti attori che promuove la collaborazione a livello mondiale e nazionale per il rafforzamento dei sistemi sanitari.

UHC2030 è stata investita del compito di sostenere il Meeting di Alto Livello delle Nazioni Unite del 23 settembre 2019 focalizzandosi in particolare sul “condividere le conoscenze e le buone prassi, le sfide e le lezioni apprese”. Sito web della Campagna per la Giornata Mondiale per la UHC: www.UHCDay.org

Come sottolinea il sito officiale di UHC2030 le Richieste chiave del movimento per la UHC sono:

Ogni persona, in qualsiasi luogo dovrebbe avere accesso a servizi sanitari di qualità e a costi abbordabili. Chiediamo ai leader politici di legiferare, investire e collaborare con  tutta la società per far sì che la UHC diventi realtà

Pages from UHC-Day_word-design-template_EN-11-9.pdf

Le Richieste Chiave del movimento per la UHC (in italiano) (UHC Key Asks) sono state sviluppate durante un periodo di 3 mesi consultando tutti gli attori coinvolti nel movimento UHC: parlamentari, società civile, settore privato, agenzie, network e istituzioni accademiche. Queste richieste sono alla base della Dichiarazione Politica sulla Copertura Sanitaria Universale  (Resolution adopted by the General Assembly on 10 October 2019 on Political declaration of the high-level meeting on universal health coverage) e su di esse di fondano gli sforzi coordinati di sostegno che sono stati promossi da tutti i partner uniti durante la preparazione del Meeting di Alto Livello per la Copertura Sanitaria Universale (UN HLM).

Pages from UHC_Key_Asks_final (1).pdf

Richiesta chiave 1: garantire una leadership politica che vada al di là della Salute.

Richiesta chiave 2: che nessuno resti indietro.

Richiesta chiave 3: regolamentare e legiferare.

Richiesta chiave 4: preservare una assistenza sanitaria di qualità.

Richiesta chiave 5: investire di più, investire meglio.

Richiesta chiave 6: muoversi assieme.

Al di là delle richieste chiave: occorre impegnarsi per l’uguaglianza di genere e per I diritti delle donne e delle fanciulle.

In occasione del Meeting di Alto Livello delle Nazioni Unite  sono stati numerosi i messaggi lasciati dalle varie associazioni, gruppi di società civile, etc. per accrescere il coinvolgimento collettivo e sensibilizzare sulla tematica. La lista degli interventi è presente alla pagina: High Level Meeting Statements on UHC (anche in pdf).

Tra le varie associazioni anche Updating medicina del lavoro ha avuto l’onore di pubblicare un suo messaggio su quanto possa essere importante una Medicina del Lavoro di qualità e diffusa sul territorio per supportare il raggiungimento della UHC (Umdl UN HLM on UHC Statement).

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Pages from CSEM_GMR_Commentary_2019_EN-single-page.pdf

Le organizzazioni appartenenti alla società civile (CSOs) stanno avendo un un ruolo fondamentale nella realizzazione di un gruppo costitutivo del movimento per la UHC che sia fortemente improntato alla uguaglianza e alla partecipazione. Attraverso un ampio processo consultivo le CSOs hanno messo a punto il Meccanismo di Coinvolgimento per la Società Civile – Civil Society Engagement Mechanism (CSEM) per UHC2030 per dar voce al proprio gruppo costitutivo. La appartenenza al CSEM è aperta a tutti i membri della società civile impegnati nel miglioramento della salute, nell’incremento delle risorse finanziarie e della messa a punto di un’agenda governativa correlata al raggiungimento della UHC. Messaggi promozionali dei partecipanti sono: 1. che nessuno resti indietro2. incrementare gli investimenti pubblici sulla Salute3. aumentare il coinvolgimento delle CSOs e dei cittadini sulla trasparenza e sulla rendicontazione a tutti i livelli4. investire sugli operatori sanitari

Il CSEM, su richiesta del core team di UHC2030, ha realizzato un documento seminale e di indirizzo sulle principali problematiche e disuguaglianze presenti a livello globale che impediscono il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale Che nessuno resti indietro” – Rispettare la promessa di una salute per tutti – Riflessioni della CSEM per UHC2030.

Queste ultime sono state poi sviluppate con l’aggiunta di dati aggiornati al 2018 nel Rapporto di Monitoraggio del 2019 (Primary Health Care on the Road to
Universal Health Coverage 2019
).

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) partecipa alla UHCDay e fornisce a sua volta dati allarmanti sull’argomento:

  • almeno metà della popolazione mondiale ancora non ha una completa copertura delle prestazioni sanitarie essenziali;
  • circa 100 milioni di persone vengono spinte alla estrema povertà (definita come la sopravvivenza con 1,90 dollari statunitensi o meno al giorno) perché devono sostenere le spese per la propria assistenza sanitaria;
  • oltre 800 milioni di persone (quasi il 12% della popolazione mondiale) spende al meno il 10% dei propri bilanci economici familiari per pagare l’assistenza sanitaria;
  • tutti gli stati membri delle Nazioni Unite hanno concordato nel cercare di raggiungere la Copertura Sanitaria Universale entro il 2030, come parte integrante degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

Fonti Eurostat relative al 2018 indicano che la UHC non è completa tuttora neanche Europa dato che più del 3% della popolazione riferisce di non accedere a visite mediche o trattamenti sanitari necessari per ragione dei costi, dei tempi di attesa o altro. In Italia tale valore si attesta al 2,6% della popolazione totale (un valore maggiore rispetto a paesi come la Spagna, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca).

La WHO dà una definizione di Copertura Sanitaria Universale sia con una scheda informativa. Riportiamo una parte del contenuto tradotta in italiano:

Cos’è la Copertura Sanitaria Universale (UHC)?

UHC significa che tutti gli individui e le comunità possono accedere ai servizi sanitari di cui necessitano, senza per questo andare incontro a difficoltà economiche. Tali servizi includono l’intera gamma dei servizi sanitari essenziali e di qualità, dalla promozione della salute alla prevenzione, alla terapia, alla riabilitazione e alle cure palliative.

La Copertura Sanitaria Universale permette a tutti di accedere ai servizi sanitari che sono necessari per affrontare le cause più significative di malattia e di morte e, al contempo, permette di assicurare a tutti una qualità assistenziale sanitaria tale da migliorare la salute di coloro che vi si affidano.

UHC protegge le persone dalle conseguenze economiche nefaste causate da spese fatte di tasca propria per garantirsi le prestazioni sanitarie; ciò fa sì che ne venga evitato l’impoverimento legato a una patologia inaspettata che potrebbe richiedere il ricorso ai propri risparmi, a vendere i propri beni o a richiedere un prestito mettendo così a grave rischio il proprio futuro e quello dei propri figli.

Il raggiungimento della UHC è un bersaglio da centrare per tutte quelle nazioni del mondo che nel 2015 hanno adottato gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. I paesi che progrediranno verso la UHC faranno progressi anche verso gli altri obiettivi di salute e verso quelli di altro tipo. Il raggiungimento della buona salute permette ai più giovani di apprendere e agli adulti di guadagnarsi da vivere, dà una mano a evitare l’impoverimento delle persone e pone le basi per uno sviluppo economico di lungo periodo.

Altre informazioni sono veicolate anche da video esplicativi come il seguente:

Altro materiale della WHO e del  UHC2030 per la Campagna mondiale è disponibile ai siti: www.who.int/campaigns/world-health-day/2018/social-media/en/ –      www.uhc2030.org/un-hlm-2019/un-hlm-uhc-media.

Il sito web della Campagna per il UHC Day: UHC2030.org

Hashtag Primario: #HealthForAll

Hashtag Scondario: #UHCDay

Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com)

Aggiornato al 12/12/2020

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Di seguito i link all’articolo di Umdl sulla Giornata Mondiale della Salute 2019 e sulla Giornata Mondiale della Salute 2018 che ha avuto per tema proprio la Copertura Sanitaria Universale; link alla Giornata Mondiale per il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale 2018.

Materiali disponibili al sito http://universalhealthcoverageday.org

Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale 2020

English translation

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UMdL partecipa alla Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale “TROVIAMO LE MILIONI DI PERSONE CHE VENGONO PERSE” del 28 luglio organizzata dalla World Hepatitis AllianceNOhep e sostenuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Per il terzo anno consecutivo il tema principale della Giornata resta quello di “ELIMINIAMO L’EPATITE” in linea con quanto previsto dall’Obiettivo 3 al punto 3.3 (entro il 2030, porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali neglette e combattere l’epatite,  le malattie trasmesse attraverso l’acqua e altre malattie trasmissibili) degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l’anno 2030 promossi dalle Nazioni Unite.

Ecco il film ufficiale della Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale.

La Campagna per il 2020 si focalizza sui milioni di persone che non sono consapevoli di essere infettate: “Troviamo le milioni di persone che vengono perse”. Infatti, come viene enunciato sulla pagina ufficiale della World Hepatitis Day 2020,

”… Nel Mondo, 290 milioni di persone vivono abitualmente inconsapevoli di aver contratto l’epatite virale. Senza la ricerca di coloro che non sono ancora stati diagnosticati e senza che vengano indirizzati verso il trattamento, milioni di persone continueranno a soffrire e a perdere la propria vita.  Il 28 luglio, nella Giornata Mondiale per la lotta all’epatite virale, lanciamo un appello a tutto il Mondo per agire e sensibilizzare sulla ricerca dei “milioni che vengono persi”

(www.worldhepatitisalliance.org/missing-millions)

Nel sito ufficiale della WHO si legge che :

325 milioni di persone sono affette dalla epatite B e dalla epatite C; 900.000 morti ogni anno sono causate dalla infezione da epatite B; solo il 10 % delle persone affette da epatite B e il 19% di coloro che sono affette da epatite C sono consapevoli della loro condizione; solo il 42% dei bambini nel Mondo ha accesso al momento della nascita alla dose vaccinale di epatite B. 

La Giornata Mondiale per la lotta contro l’epatite virale è celebrata ogni anno il 28 di luglio per sensibilizzare sulla malattia, una infiammazione del fegato che causa una serie di problemi di salute, incluso il tumore epatico.

Esistono 5 specie principali di virus epatitici: A, B, C, D ed E. Assieme i virus dell’epatite B e C costituiscono le più comuni cause di morte, con 1,3 milioni di vite perse ogni anno. Pur nel mezzo della pandemia da COVID-19, le epatiti virali continuano a mietere migliaia di vittime ogni giorno.

Il tema di quest’anno è “Un futuro libero dalla epatite” (“Hepatitis-free future”) che intende focalizzandosi fortemente sulla prevenzione della epatite B nelle madri e nei neonati. Il 28 luglio, la WHO pubblicherà nuove raccomandazioni sulla prevenzione della trasmissione dell’epatite B dalla madre al nascituro. (www.who.int/campaigns/world-hepatitis-day/2020).

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Considerando le attività assistenziali fornite ai soggetti affetti da epatite virali nel corso della attuale pandemia da COVID-19, la World Hepatitis Alliance ha fornito le seguenti indicazioni:

COVID-19 ed epatite virale

Progressivamente stanno emergendo sempre più evidenze scientifiche sull’impatto della COVID-19 su persone colpite da specifici gruppi di patologie. Al momento non è ancora disponibile una linea guida dedicata esclusivamente alle persone affette da epatite virale, tuttavia, la World Hepatitis Alliance sta collaborando con le società epatologiche internazionali per predisporre le più aggiornate indicazioni per le persone affette dai virus epatotropi.

Nel corso della pandemia da COVID-19 è molto probabile che vengano colpiti i servizi di assistenza riservati alle persone con epatite virale. Questo effetto, benché interessi in maniera differente i paesi coinvolti, implica, la sospensione o la limitazione delle attività di screening, di prevenzione e di trattamento. Alcuni di questi ultimi potrebbero, comunque, essere forniti “da remoto” telefonicamente o via web.

I pazienti che sono in attesa di un trattamento per epatite C ppotrebbero ricevere con ritardo il farmaco necessario per la necessità di garantire la sicurezza per se stessi e per il personale medico in questo periodo specifico.

Coloro che stanno seguendo un trattamento per epatite B potrebbero ricevere delle indicazioni al fine di esser certi di reperire un’adeguata scorta di farmaci per eventuali periodi di auto-isolamento; qualora un paziente fosse preoccupato riguardo all’approvvigionamento dei farmaci dovrebbe contattare il proprio servizio di assistenza di riferimento.

Si prega di seguire le indicazioni fornite dai servizi sanitari in modo tale da ricevere le informazioni più appropriate a seconda del luogo di residenza; è possibile anche contattare i membri della World Hepatitis Alliance seguendo le informazioni fornite sul sito: www.worldhepatitisalliance.org/our-members.

Per i pazienti che sono in attesa di un trapianto di fegato, l’intervento potrebbe essere posticipato a causa della necessità delle successive terapie immunosoppressive. Ciò eventualmente verrà deciso dai vari servizi medici di riferimento.

Per coloro che hanno ricevuto un trapianto di fegato potrebbe essere indicato di auto-isolarsi durante la pandemia; sarà compito dei governi nazionali fornire degli indirizzi che dovranno essere seguiti a riguardo.

www.worldhepatitisalliance.org/missing-millions/covid-19

Epatite virale e cancro

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stimato che il virus dell’epatite B sia responsabile di circa 360.000 nuove neoplasie epatiche all’anno mentre il virus dell’epatite C sia la causa di circa 160.000 nuovi casi.

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UMdL è inserita nell’elenco delle organizzazioni che supportano la Campagna per il WHD 2020 (a questo link).

Un sondaggio a livello globale ha evidenziato vari diffusi ostacoli che rendono difficoltosa la diagnosi dei casi di epatite. Allo scopo di descrivere la situazione attuale e per superare queste difficoltà è stato elaborato un apposito documento  con i dati riscontrati, linee di indirizzo essenziali e suggerimenti: White Paper – Overcoming the barriers to diagnosis: The role of the affected community and civil society in finding the missing millions.

Due anni fa la WHO ha pubblicato le ultime Linee guida per la cura e il trattamento delle persone affette da infezione cronica da virus dell’epatite C.

Dati epidemiologici europei sono disponibili sul sito dell’European Centre for Disease Prevention and Control nel Surveillance Atlas of Infectious Diseases, come riportato sul sito i casi di epatite B

Nel 2018, 30 stati membri della EU/EEA hanno segnalato 24.588 casi di infezione da epatite B (HBV). Escludendo i 5 paesi che hanno riportato solo i casi acuti di malattia, il numero complessivo scende a 24.034 che corrisponde ad un tasso grezzo di 6,0 casi per 100.000 persone. Tra tutti i casi, il 10% dei segnalati erano acuti, il 51% cronici, il 30% “sconosciuti” ed il 9% non classificati. Il maggiore tasso di infezione acuta è stato riscontrato nella fascia di età compresa tra i 35 e i 44 anni; il più alto, tra coloro che erano affetti da epatite cronica, è stato riscontrato tra le persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Il rapporto complessivo uomo-donna era di 1,5 a 1. Il tasso relativo alle infezioni acute è continuato a diminuire nell’arco degli ultimi anni, in accordo con le tendenze mondiali grazie probabilmente all’effetto dovuto ai programmi vaccinali nazionali. Tra i casi segnalati come acuti che possedevano le idonee informazioni, la trasmissione in rapporti di tipo eterosessuale (26%) era quella più comunemente riportata, seguita dalla trasmissione in ambito ospedaliero (19%) e dalla trasmissione omosessuale (14%). Tra i casi di malattia cronica, la trasmissione dalla madre al neonato e quella in ambito ospedaliero sono state le più comuni vie riportate  (rispettivamente per il 37% e il 26%). La prevenzione e i programmi di controllo della malattia necessitano di un ulteriore incremento se i paesi europei volgliono raggiungere l’obbiettivo di eliminare l’epatite B. I dati di sorveglianza sanitaria sono essenziali per monitorare la situazione epidemiologica e c’è la necessità di incrementarne la qualità.” La incidenza di nuovi casi di epatite B riportati in Italia nel 2018 è pari a 0,63 ogni 100.000 abitanti. (1)

Per quanto riguarda l’epatite C 

Nel 2018 i casi segnalati di epatite C in Europa sono stati 37.427. Dei casi riportati il 4% è stato classificato come infezione acuta, il 26% come cronica e il 67% come sconosciuta. L’epatite C è stata riscontrata più comunemente tra gli uomini rispetto alle donne con un rapporto 2,1 a 1. Il gruppo di età maggiormente colpito tra gli uomini è stato quello compreso tra i 35 e 44 anni; nelle donne, quello compreso tra i 35 e i 44 anni. Le modalità di trasmissione sono state inserite solo nel 21% dei casi. La via più comune di infezione è stata attraverso l’uso di droghe in forma iniettiva (nel 46% dei casi che presentavano questo tipo di informazioni). L’interpretazione dei dati di notifica di epatite C risente di alcune criticità esistenti tra i vari paesi con il permanere di differenze nel sistema di sorveglianza e di problematiche nella definizione univoca di caso di malattia acuta o cronica. Essendo l’epatite C una patologia il più delle volte asintomatica fino alle sue fasi terminali, la sorveglianza basata sulla notifica dei casi appare fondamentale per cui i risultati forniti  riflettono più che altro la numerosità delle pratiche diagnostiche effettuate che la reale diffusione della malattia.” Dati provenienti dalla stessa fonte indicano che i nuovi casi di epatite C notificati in Italia nel 2018 sono stati 156.(2)

L’Institute for Health Metrics and Evaluation ha realizzato recentemente un nuovo website con la raccolta dei dati di prevalenza e dei trends dell’epatite a livello globale e nazionali.(3) Dati relativi alla realtà italiana sono aggiornati ad oggi fino al 2017. (4)

Trends, Hepatitis C Prevalence Number in Italy, All ages, Male_Female, 1990 - 2017

Prevalenza dei casi di epatite C in Italia 1990-2017 (4)

Trends, Hepatitis B Prevalence Number in Italy, All ages, Male_Female, 1990 - 2017

Prevalenza dei casi dii epatite b in Italia 1990-2017 (4) 

Secondo dati al 2017, in merito alla prevalenza complessiva stimata di casi di infezione da HCV (per il 40% di genotipo 1b) in Italia il numero è di 1.396.002,3 [il che conferma anche altri dati che indicano come il nostro Paese contribuisca al 1,1% (0,7-2,7) del totale dei casi mondiali]. La prevalenza stimata dei casi di infezione da HBV è di 1.154.261,4; una percentuale consistente delle persone infettate non è a conoscenza del proprio stato anche nel nostro Paese.(5,6)

NOhep (www.nohep.org), è il movimento globale che ha lo scopo di promuovere l’eliminazione dell’epatite virale entro il 2030 (NOhep foglietto illustrativo in italiano).

Il motto di NOhep è: “UNISCITI A NOhep PER FAR SI’ CHE LA SCOMPARSA DELL’EPATITE VIRALE SIA IL NOSTRO PROSSIMO GRANDE SUCCESSO“.

Questo video è esplicativo della Campagna NOhep per il quale UMdL ha effettuato la traduzione dei sottotitoli nella lingua italiana

Inoltre, Updating medicina del lavoro ha partecipato con un contributo su queste tematiche e sulle esperienze operative maturate in forma di poster presentato al World Hepatitis Summit 2017 a San Paolo in Brasile. (7)

Bibliografia

[1] European Centre for Disease Prevention and Control. Hepatitis B. In: ECDC. Annual epidemiological report for 2018. Stockholm: ECDC; 2020. www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/HEPB_AER_2018_Report.pdf

[2] European Centre for Disease Prevention and Control. Hepatitis C. In: ECDC. Annual epidemiological report for 2018. Stockholm: ECDC; 2020. www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/HEPC_AER_2018_Report.pdf

[3] IHME – Hepatitis facts.  Institute for Health Metrics and Evaluation. https://hepatitis.ihme.services/

[4] IHME – Hepatitis trends – Italy.  Institute for Health Metrics and Evaluation. https://hepatitis.ihme.services/trends?location_id=86&measure_id=5 accesso effettuato il 27 luglio 2020.

[5] CDA Foundation and its Polaris Observatory. Hepatitis B and C diagnosis rates in 2017. Lafayette, CO:CDA Foundation,2017.  http://www.worldhepatitisalliance.org/missing-millions/

[6] Blach, Sarah et al. Global prevalence and genotype distribution of hepatitis C virus infection in 2015: a modelling study The Lancet Gastroenterology & Hepatology , Volume 2 , Issue 3 , 161 – 176. https://www.thelancet.com/journals/langas/article/PIIS2468-1253(16)30181-9/abstract

[7] Posters – World Hepatitis Summit 2017- Sao Paulo, Brazil. http://www.worldhepatitissummit.org/2017/resources/posters/docs/default-source/posters/16a_drluciofellone

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Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com)

Link alle precedenti Giornate Mondiali contro l’epatite virale

Aggiornato al 28/07/2020

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28 aprile 2020: Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

English translation

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 Come ogni anno, anche nel 2020 UMdL partecipa alla Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro  sostenuta anche dalla International Labour Organization (ILO) e supportata dalla International Social Security Association (ISSA) e dalle Nazioni Unite (UN).

In molte località italiane il 28 aprile è vissuto come una ulteriore opportunità per ricordare e supportare tutte le vittime dell’amianto attraverso la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto.

Quest’anno il tema della Giornata mondiale è “Stop the pandemic: Safety and health at work can save lives” / “Fermiamo la pandemia: la Sicurezza e la Salute nei luoghi di lavoro può salvare vite”). Qui il link al report ufficiale sull’argomento dal titolo: In the face of a pandemic: Ensuring Safety and Health at WorkA dispetto della pandemia: Garantire la Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro. Di seguito viene riportata una traduzione in italiano di quanto espresso dall’ILO nella pagina ufficiale di presentazione della Campagna .

Riconoscendo la grande sfida che i governi, i datori di lavoro, i lavoratori e l’intera società  stanno affrontando a livello mondiale per combattere la pandemia di COVID-19, la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro si focalizzerà sulla gestione di focolai epidemici a carattere infettivologico all’interno degli ambienti di lavoro, con una particolare attenzione per la pandemia provocata dalla COVID-19.

La preoccupazione in alcune parti del mondo sta aumentando di pari passo col continuo incremento di malati affetti da infezione COVID-19, in altre parti in relazione alla effettiva capacità di garantire una costante diminuzione dei casi positivi. I governi, i datori di lavoro, i lavoratori e le loro organizzazioni affrontano quotidianamente enormi difficoltà nel tentativo di combattere la pandemia di COVID-19 e proteggere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Al di là della crisi evidente nell’immediato,  le preoccupazioni sono legate anche ad una ripresa delle attività lavorative con la garanzia di una prosecuzione dei miglioramenti raggiunti nel contenere la trasmissione dell’agente infettivo.

La Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro si propone di incentivare un dialogo tra le tre parti a livello nazionale.  ILO si sta avvalendo di questa Giornata per aumentare la consapevolezza della necessità di adottare pratiche sicure nei luoghi di lavoro e del ruolo fondamentale che in questo ricoprono i servizi di salute e sicurezza occupazionale (OSH). L’attenzione è posta anche a medio e lungo termine, inclusa la fase di ripresa e per la preparazione di quella futura, in particolare, integrando le misure all’interno di sistemi di gestione guidati dai OSH e di politiche nazionali e aziendali.

Dato il rischio infettivologico e il carico psicologico a cui sono sopposti gli operatori sanitari nella lotta contro la COVID-19 la World Health Organization ha messo a disposizione documenti tecnici specifici (di cui alcuni tradotti in italiano da UMdL) per il contenimento dell’infezione; lo stesso è stato fatto dal Ministero della Salute e dall’INAIL.

Secondo i dati raccolti dall’ANMIL in merito agli incidenti mortali sul lavoro in Italia, riportati dai mezzi di informazione, all’aprile del 2020 si sono verificati 85 incidenti mortali; secondo fonti INAIL in tutto il 2019 le denunce pervenute all’ente sono state di 1.089 decessi (con una diminuzione di 44 vite umane andate perdute rispetto a tutto il 2018).

Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com)

Link alle precedenti Giornate Mondiali per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro

Aggiornato al 28/04/2020

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Giornata Mondiale della Tubercolosi 2020

English translation

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Quest’anno la Giornata Mondiale per la lotta alla Tubercolosi è necessariamente segnata anche dai recenti drammatici eventi legati alla pandemia [1] causata da una nuova malattia infettiva aero-trasmissibile, la COVID-19, causata dal coronavirus Sars-Cov-2 che ha colpito e sta colpendo numerosissime persone in Italia (con 59.138 casi e 5.476 decessi al 23 marzo 2020) e nel mondo (con 332.930 casi confermati e 14.510 morti complessive al 23 marzo 2020) [2]. Numerosi sono i documenti e le guide a carattere tecnico ed informativo messi a disposizione dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS / WHO).

Elevato è l’impegno e altissimo il prezzo pagato dagli operatori sanitari esposti in termini di contagio (più di 5.000 casi in Italia) e di vite umane, spesso e per diverse diverse ragioni, per lo scarso rispetto di norme di prevenzione e controllo delle infezioni .[3,4,5,6,7, 8, 9, 10]

Prevenire la malattia COVID-19 è possibile rispettando molti dei princìpi adottati per la prevenzione della tubercolosi; ugualmente anche per combatterla efficacemente sarà importante apprendere dalle lezioni e dagli errori susseguitisi nella lotta contro la tubercolosi. A questo proposito la OMS ha pubblicato il 20 marzo 2020 una nota informativa rivolta alle strutture assistenziali con alcuni utili suggerimenti  per la cura dei pazienti affetti da tubercolosi nell’ottica della attuale pandemia di COVID-19 (WHO Information Note – Tuberculosis and COVID-19. 20th March 2020. COVID-19: Considerations for tuberculosis (TB) care services).

 

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Anche quest’anno il 24 marzo si celebra la Giornata Mondiale per la lotta alla Tubercolosi 2020 organizzata dalla Stop TB Partnership e supportata dalla World Health Organization (WHO) e dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Tutti i materiali relativi alla campagna di quest’anno sono disponibili agli indirizzi web: www.who.int/news-room/campaigns/world-tb-day/world-tb-day-2020/campaign-materials; www.stoptb.org/events/world_tb_day/2020/materials.asp.

Come si evince dal sito ufficiale della WHO

“Ogni anno, celebriamo il 24 marzo la Giornata Mondiale della Tubercolosi (TB) per incrementare sia la pubblica consapevolezza delle conseguenze sanitarie, sociali ed economiche devastanti causate dalla tubercolosi e sia gli sforzi per porre fine all’epidemia a livello globale. La data ricorda il  giorno in cui nel 1882 il Dr. Robert Koch annunciò la scoperta del batterio che causava la tubercolosi e aprì la strada verso la diagnosi e la cura della malattia. 
Tuttora la TB resta la più mortale tra le malattie infettive. Ogni giorno circa 4.000 persone muoiono a causa della tubercolosi e circa 30.000 si ammalano di questa patologia prevenibile e curabile. A partire dal 2000 gli sforzi globali per combattere la tubercolosi hanno salvato circa 58 milioni di persone. Per accelerare la risposta alla malattia in ciascun paese e per il raggiungimento degli obiettivi molti capi di stato si sono riuniti e hanno assicurato uno strenuo impegno per porre fine alla tubercolosi in occasione del primo Meeting di Alto-Livello delle Nazioni Unite (UN) sulla TB tenutosi presso il quartier generale delle Nazioni Unite il 26 settembre 2018.

Con il motto – ‘E’ il momento‘ (‘It’s time’) – si vuole porre l’attenzione sulla urgente necessità di accelerare la risposta contro la tubercolosi per salvare vite e alleviare sofferenze, partendo proprio dal forte impegno sottoscritto nel 2018 dai capi di stato in occasione del Meeting di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla tubercolosi.

Traducendo liberamente in italiano estratti dal Riepilogo Generale (Executive Summary- Global tuberculosis report 2019) relativo al Global TB Report 2019 della WHO si ottiene quanto segue.

gtbr19_cover_200px RIEPILOGO GENERALE

[…]

Ultimi dati in merito alla diffusione epidemiologica della TB

A livello mondiale, si stima che 10,0 milioni persone (con un range di 9,0-11,1 milioni)[11] si siano ammalate di tubercolosi nel 2018, un numero che si è mantenuto sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Il peso della malattia varia enormemente tra i vari paesi, da meno di 5 a più 500 nuovi casi per 100.000 abitanti all’anno, con una media mondiale pari a 130 nuovi casi. Nel 2018 si sono verificate 1,2 milioni di morti (in un range di 1,1-1,3 milioni) tra le persone non affette da HIV (una riduzione del 27% rispetto alle 1,7 milioni di vittime del 2000) e 251.000 decessi [12] tra coloro che erano HIV-positivi (una riduzione del 60% rispetto alle 620.000 vittime nel 2000).La tubercolosi colpisce persone di entrambi i sessi e di tutte le età; nel 2018 si è avuta una percentuale maggiore di casi tra uomini (dai 15 anni in su di età) pari al 57% del totale. Le donne colpite hanno costituito il 32% del totale e i bambini (al di sotto dei 15 anni di età) l’11%. Tra tutti i casi di tubercolosi, l’8,6% ha colpito soggetti affetti da HIV. A livello geografico la maggior parte dei casi di tubercolosi si sono verificati nelle regioni della OMS del Sud-Est Asiatico (44%), dell’Africa (24%) e del Pacifico Occidentale (18%) con percentuali minori nel Mediterraneo Orientale (8%), nelle Americhe (3%) e in Europa (3%). I 2/3 dei casi globali si sono verificati in 8 paesi: India (27%), Cina (9%), Indonesia (8%), Filippine (6%), Pakistan (6%), Nigeria (4%), Bangladesh (4%) e Sud Africa (3%). Queste nazioni assieme ad altre 22 costituiscono l’elenco della OMS dei 30 paesi a più alta presenza di tubercolosi con l’87% dei casi mondiali.[13] La tubercolosi farmaco-resistente continua a costituire una minaccia per la salute pubblica. Nel 2018 si sono avuti circa mezzo milione di nuovi casi [14] di malattia rifampicino-resistente (il 78% dei quali presentava anche una multifarmaco-resistenza). [15] I 3 paesi che hanno presentato la maggiore quantità di questi casi sono stati l’India (27%), la Cina (14%) e la Federazione Russa (9%). Nel mondo, il 3,4% dei nuovi casi di tubercolosi e il 18% dei casi già precedentemente trattati farmacologicamente presentano una malattia multifarmaco-resistente o rifampicino-resistente (MDR/ RR-TB) con una proporzione maggiore (superiore al 50% per questa tipologia di casi) in paesi dell’ex-Unione Sovietica.

Avanzamento verso gli obietti stabiliti della End TB Strategy per il 2020 

Al momento, molte delle regioni della OMS e molti paesi ad elevata endemia tubercolare non sono ancora sulla strada per raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2020 della End TB Strategy. A livello globale il decremento medio del tasso di incidenza tubercolare è stato dell’1,6% all’anno nel periodo 2000-2018 (del 2,0% tra il 2017 e il 2018). Il decremento cumulativo tra il 2015 e il 2018 è stato solo del 6,3%, notevolmente inferiore rispetto all’obiettivo posto dalla End TB Strategy di una riduzione pari al 20% tra il 2015 e il 2018. Nel mondo la riduzione delle morti complessive da tubercolosi [16] tra il 2015 e il 2018 è stata dell’11% anch’essa pari a meno di 1/3 rispetto all’obiettivo della End TB Strategy di una riduzione del 35% delle vittime totali entro il 2020. Le buone notizie sono che la Regione Europea della OMS è in procinto di raggiungere gli obiettivi in termini di riduzione dei contagi e delle morti, tra il 2015 e il 2018 il tasso di incidenza è diminuito del 15% e quello delle vittime del 24%. Entrambi gli indici sono diminuiti anche nella Regione Africana (rispettivamente del 4,1% e del 5,6% all’anno) con una riduzione cumulativa del 12% per l’incidenza tubercolare e del 16% per le morti tra il 2015 e il 2018. Sulla strada di raggiungere gli obiettivi per il 2020 ci sono anche 7 paesi ad elevata endemia della malattia: Kenya, Lesotho, Myanmar, Federazione Russa, Sud Africa, la Repubblica Unita della Tanzania e lo Zimbabwe. Dal 2016 al 2019, 14 paesi (compresi 7 paesi ad elevata endemia tubercolare) hanno completato un’indagine condotta a partire dalle strutture e servizi presenti a livello nazionale per quantificare i costi sostenuti dai malati e dai loro familiari. Le stime percentuali di coloro che hanno dovuto fronteggiare spese ritenute catastrofiche sono andate dal 27% all’83% per tutte le forme di tubercolosi e dal 67% al 100% per le forme di malattia multifarmaco-resistenti.  I risultati di queste indagini suggeriscono approcci di finanziamento, di distribuzione delle prestazioni sanitarie e di protezione sociale volti a ridurre questi costi. Sono 37 le ulteriori indagini in corso di svolgimento o in pianificazione per il 2019-2020. […]

Conclusioni

I leader di tutti gli stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a “porre fine alla epidemia mondiale della tubercolosi” entro il 2030 sulla base di traguardi e obiettivi concreti. Dei passi avanti sono stati fatti: gli indicatori globali di riduzione dei casi e delle morti tubercolari, un maggiore accesso alla prevenzione e al trattamento della malattia e un maggiore supporto finanziario stanno andando nella giusta direzione. Una regione della OMS e 7 paesi ad elevata endemia sono sulla strada del raggiungimento degli obiettivi per il 2020 in termini di riduzione di casi e di morti per tubercolosi. Tuttavia, la progressione a livello mondiale e in molte regioni e nazioni non è ancora abbastanza rapida. Nei prossimi 3 anni il finanziamento annuale per la prevenzione e i trattamento della malattia e per la ricerca devono essere pressappoco duplicati, l’accesso alla cura e a trattamenti preventivi devono essere incrementati, le considerevoli spese sostenute dai pazienti e dai loro familiari devono essere ridotte e deve essere intensificata l’azione di tipo multi-settoriale sui principali determinanti dell’epidemia tubercolare.  Il rapporto, elaborato in collaborazione con la OMS, che verrà presentato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite all’Assemblea Generale nel 2020 costituirà la prossima occasione per verificare l’avanzamento verso i traguardi e gli obiettivi condivisi per sconfiggere la tubercolosi.

[“Translated into Italian by Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com) for Updating Medicina del Lavoro from WHO – Tuberculosis (TB) – Executive Summary – Global tuberculosis report 2019. WHO is not responsible for the content or accuracy of this translation. In the event of any inconsistency between the English and the insert language translation, the original English version shall be the binding and authentic version.”]

Bibliografia e note:

  1. WHO Director-General’s opening remarks at the media briefing on COVID-19 – 11 March 2020. WHO official website (visited 03/23/2020)
  2. Situation report – 63 Coronavirus disease 2019 (COVID-19) – 23 March 2020. WHO official website (visited 03/23/2020)
  3. Infection prevention and control during health care when novel coronavirus (nCoV) infection is suspected – Interim guidance 19 March 2020. WHO official website (visited 03/23/2020)
  4. Prevenzione e controllo delle infezioni nelle attività di assistenza sanitaria verso pazienti con sospetta infezione da nuovo coronavirus (nCoV) – guida provvisoria al 25 gennaio 2020. Updating medicina del lavoro 2020.
  5. CORONAVIRUS DISEASE (COVID-19) OUTBREAK: RIGHTS, ROLES AND RESPONSIBILITIES OF HEALTH WORKERS, INCLUDING KEY CONSIDERATIONS FOR OCCUPATIONAL SAFETY AND HEALTH14 febbraio 2020.WHO official website (visited 03/23/2020).
  6. FOCOLAIO EPIDEMICO DI MALATTIA DA CORONAVIRUS (COVID-19): diritti, compiti e responsabilità degli operatori sanitari con incluse considerazioni essenziali per la salute e la sicurezza occupazionale. Updating medicina del lavoro 2020.
  7. Advice on the use of masks in the community, during home care and in healthcare settings in the context of the novel coronavirus (COVID-19) outbreak – 19 March 2020. WHO official website (visited 03/23/2020).
  8. Covid-19 – Raccomandazioni per gli operatori sanitari. Ministero della Salute italiano (visited 03/23/2020).
  9. SARS-CoV-2: Rapporti tecnici IPC. EpiCentro – L’epidemiologia per la sanità pubblica – Istituto Superiore di Sanità (visited 03/23/2020).
  10. Sorveglianza Integrata COVID-19 in Italia (Ordinanza n. 640 del 27/02/2020). AGGIORNAMENTO 23 marzo 2020. EpiCentro – L’epidemiologia per la sanità pubblica – Istituto Superiore di Sanità (visited 03/23/2020).
  11. Per “range” si intende il 95% di intervallo di incertezza.
  12. Quando una persona HIV-positiva muore per infezione tubercolare, la codifica della causa del decesso viene assegnata all’HIV secondo il Sistema Internazionale di Classificazione delle Malattie.
  13. Gli altri 22 paesi sono: Angola, Brasile, Cambogia, Repubblica Centro Africana, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Popolo di Corea, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Lesotho, Liberia, Mozambico, Myanmar, Namibia, Papua Nuova Guinea, Federazione Russa, Sierra Leone, Thailandia, Repubblica Unita di Tanzania, Vietnam, Zambia e Zimbabwe.
  14. Il 95% di intervallo di incertezza è compreso tra 420.000–560.000.
  15. Definita come resistenza alla rifampicina e all’isoniazide. 
  16. Includendo le morti per tubercolosi sia tra gli HIV-negativi che tra gli HIV-positivi.

Dati tratti dal sito web della WHO del 2018 mostrano che in Italia la mortalità per tubercolosi (tra i non affetti da HIV) è stata di 0,56 (0,55–0,57) ogni 100.000 persone; l’incidenza generale della TB nella popolazione è stata di 7 (6-8,1) casi per 100.000 abitanti. Tali riscontri sono in lieve incremento rispetto al 2017. Questi ed ulteriori dati sono disponibili nella banca dati alla pagina: Tuberculosis country profiles.

WORLD TB DAY 2019: UNITE TO END TB – Join the 2020 Campaign!

Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com

I nostri link alle precedenti: Giornate Mondiali della Tubercolosi.

Aggiornato al 24/03/2020


TB Europe

 

 

 

 

World Cancer Day 2020

English translation

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UMdL partecipa alla Giornata Mondiale contro il Cancro (WCD) 2020 organizzata dalla Union for International Cancer Control (UICC) e sostenuta dalla World Health Organization (WHO) e dalla International Agency of Research on Cancer (IARC). Come sempre in tutto il mondo sono programmati numerosi eventi a livello mondiale per sostenere l’iniziativa (www.worldcancerday.org/map).

Il sito ufficiale della Giornata riporta le ultime informazioni sul cancro che riguardano diversi aspetti.

SCELTE vs CAMBIAMENTI – Fino al 10% di tutti i tumori sono correlati a mutazioni genetiche; tuttavia, il fumo e l’abuso di alcol sono responsabili del 27% di tutte le morti dovute alle neoplasie.

SIAMO IMPORTANTI – Fino 3,7 milioni di vite – equivalente a tutte le guide e scout di sesso femminile presente negli Stati Uniti, in Canada e in Messico – potrebbero essere salvate ogni anno se solo venissero incrementate e migliorate le strategie di prevenzione, di diagnosi precoce e di trattamento.

CI SONO 9,6 MILIONI DI RAGIONI – Ogni anno muoiono a causa delle neoplasie 9,6 milioni di persone.  (quanto l’intera popolazione della Bielorussia o quanto quella della provincia di Hainan (in Cina) o quanto tutti gli abitanti della città di Jakarta.

SONO UN SOPRAVVISSUTO – Se tutte le 48,3 milioni di persone che sono in vita a distanza di 5 anni da una diagnosi di neoplasia si tenessero per mano per realizzare una catena umana sarebbero in grado di circondare tutta la Terra e qualcosa in più.

DENARO E BUON SENSO – Se 11 miliardi di dollari USA – pressappoco quanto l’intero fatturato annuale di Netflix – fossero destinati alla prevenzione dei tumori nei paesi a basso e medio reddito potrebbero essere risparmiati fino a 100 miliardi di dollari USA che vengono spesi per il trattamento delle neoplasie stesse.

1.160.000.000.000 – Si ritiene che costo economico totale per le neoplasie ammonti a 1.160 miliardi di dollari USA all’anno. Tale valore corrisponde all’incirca alla somma del Prodotto Interno Lordo (GPD) di Irlanda, Norvegia e Singapore [1,2].

VALE LA PENA FARLO – La vaccinazione delle adolescenti contro il papillomavirus che è stata effettuata nell’ultimo decennio nei paesi più sviluppati aiuterà a prevenire oltre 300.000 casi di tumore.

PICCOLI CAMBIAMENTI POSSO PORTARE A GRANDI CAMBIAMENTI – Liberare i luoghi di lavoro dal fumo può ridurre dell’80-90% l’esposizione collettiva al fumo passivo [3].

DOVE VIVI NON PUÒ DECIDERE SE TU POSSA VIVERE – Il 70% delle morti correlate al cancro avvengono in paesi a basso e medio reddito; oltre a ciò, il 90% dei pazienti oncologici di questi paesi non hanno accesso a servizi di radioterapia (uno dei principali trattamenti contro i tumori) [4,5].

Le azioni su cui si focalizza la Campagna di questa edizione della World Cancer Day (qui disponibili) sono:

  • consapevolezza, conoscenza, miti e disinformazione – L’accesso alle informazioni e alle conoscenze sul cancro può renderci tutti più forti. Secondo uno studio su 8 tipologie di tumori molto comuni (vescica, intestino, mammella, cervice, melanoma maligno, utero, tumori ovarici e testicolari) realizzato nel Regno Unito, la sopravvivenza a tali neoplasie è 3 volte maggiore quando queste vengono diagnosticate precocemente [6];
  • prevenzione e riduzione dei rischi – Oltre un terzo delle neoplasie sono prevenibili, il che significa che tutti possiamo ridurre il nostro rischio di sviluppare il cancro. Il fumo è correlato al 71% delle morte per tumore polmonare, il che corrisponde almeno al 22% di tutte le morte dovute alle neoplasie [7];
  • equità nell’accesso ai servizi sanitari per il cancro – Diagnosi salva-vita , trattamenti e cure dovrebbero essere uguali per tutti; non ha importanza dove tu viva, quale sia il tuo reddito, la tua provenienza etnica o il tuo sesso;
  • azioni dei governi e responsabilità – I governi possono influenzare molti degli aspetti chiave atti a ridurre e prevenire il cancro;
  • malessere fisico e impatto mentale ed emozionale – L’impatto delle neoplasie va al di là della salute fisica, infatti, influisce sul benessere mentale ed emozionale dei pazienti e di coloro che prestano loro assistenza;
  • salvare vite fa risparmiare denaro – Il costo economico a carico delle nazioni,  degli individui e delle famiglie ha un enorme peso sullo sviluppo economico e umano;
  • ridurre le carenze nelle competenze – La carenza di personale sanitario qualificato è una delle principali barriere alla diffusione di una cura del cancro di qualità;
  • lavorare assieme come un tutt’uno – Unendo le forze in campo, noi aiutiamo a potenziare gli sforzi che incentivano a rafforzare supporto, azione e responsibilità.

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Inoltre riveste grande importanza il reintegro in ambito lavorativo di tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza di una neoplasia o che siano costretti a convivere con essa. Grazie alla diagnosi precoce e all’efficacia dei trattamenti sempre più persone sono in grado di ritornare ad una vita occupazionale e sociale normale. In questi casi è particolarmente importante un mondo del lavoro che agevoli, tuteli e supporti il processo di re-inserimento in tutti i suoi aspetti.

In Italia l’ultimo Rapporto AIOM sui NUMERI DEL CANCRO 2019 [8] ci informa che secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) nel 2016 si sono verificati poco più di 179.000 decessi attribuibili a tumori (maligni e benigni) dei circa 600.000 verificatisi in quell’anno. I tumori pertanto rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Le neoplasie causano circa 3 decessi 2019_Numeri_Cancro-operatori-webogni 1.000 persone (oltre 485 persone al giorno). Tra tutti i decessi causati dalle neoplasie il tumore del polmone ne determina il 12%, il tumore del colon-retto il 7%, il tumore della mammella il 4%, il tumore del pancreas il 4%, il tumore del fegato il 4% e a seguire le altre neoplasie.

I fattori di rischio delle neoplasie sono numerosi: fattori genetici ereditari specifici che interesserebbero il 2% dei tumori; il fumo che, secondo studi statunitensi, sarebbe il solo responsabile di circa il 33% di tutte le neoplasie; lo stile di vita (dieta, sovrappeso, abuso di alcol e inattività fisica) agirebbe nel 33% di tutti i tumori; le infezioni causerebbero l’8% dei tumori; le radiazioni ionizzanti e i raggi UVA sarebbero responsabili del 2% dei tumori totali; l’inquinamento ambientale sarebbe la causa del 2% dei tumori; fattori eziologici occupazionali contribuirebbero al 5% di tutte le neoplasie [8].

C’è, per altro, da considerare che una gran parte dei tumori ha purtroppo genesi multifattoriale.

Riferimenti bibliografici

  1. IARC World cancer report (2014) http://publications.iarc.fr/Non-Series-Publications/World-Cancer-Reports/World-Cancer-Report-2014
  2. Knaul FM, Arreola-Ornelas H, Atun R, Mendez O, Guerrero R, Alsan M, Seinfeld J.: Investing in cancer care and control. Chapter 3 in: Knaul FM, Gralow JR, Atun R, Bhadelia A. editors for the Global Task Force on Expanded Access to Cancer Care and Control in Developing Countries. Closing the Cancer Divide: An Equity Imperative. Cambridge, MA: Harvard GlobalEquity Initiative; 2012. Distributed by Harvard University Press.
  3. IARC Handbooks of Cancer Prevention, Tobacco Control, Vol. 13: Evaluating the effectiveness of smoke-free policies (2009: Lyon, France) Available from https://www.iarc.fr/en/publications/pdfs-online/prev/handbook13/handbook13.pdf, accessed on 03/02/2020.
  4. World Health Organization (2017) Cancer Fact Sheet. [Accessed:03.02.20] http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs297/en/
  5. Zubizarreta EH, Fidarova E, Healy B, Rosenblatt E. Need for radiotherapy in low and middle income countries – the silent crisis continues. 2015. Clin Oncol (R Coll Radiol) 27: 107-14
  6. . Cancer Research UK. Survival three times higher when cancer is diagnosed early. https://www.cancerresearchuk.org/about-us/cancer-news/press-release/2015-08-10-survival-three-times-higherwhen-cancer-is-diagnosed-early.
  7. GBD 2015 Risk Factors Collaborators. Global, regional, and national comparative risk assessment of 79 behavioural, environmental and occupational, and metabolic risks or clusters of risks, 1990-2015: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2015. Lancet. 2016 Oct; 388 (10053):1659-1724.
  8. AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori) – I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA 2019 – AIOM, AIRTUM, PASSI, PASSI d’Argento, SIAPEC-IAP. Ed. Intermedia, 2019 Brescia. www.aiom.it/wp-content/uploads/2019/09/2019_Numeri_Cancro-operatori-web.pdf

Di seguito i link all’area del sito dove sono presenti i Comunicati Stampa della IARC tradotti in italiano (IARC Press Releases), precedenti Giornate Mondiali Contro il Cancro.

Ultimi aggiornamento il 03/02/2020,  Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com)

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Giornata Internazionale per il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale 2019

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English translation

12 dicembre 2019 – Updating medicina del lavoro supporta la Giornata Internazionale per il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale (UHC) 2019 insieme a centinaia le associazioni, i gruppi interessati in tutto il Mondo che partecipano alla Campagna Globale per l’UHC Day 2019.

UHC2030 è un movimento nato per accelerare il raggiungimento della UHC provvedendo ad una piattaforma con differenti attori che promuove la collaborazione a livello mondiale e nazionale per il rafforzamento dei sistemi sanitari.

UHC2030 è stata investita del compito di sostenere il Meeting di Alto Livello delle Nazioni Unite del 23 settembre 2019 focalizzandosi in particolare sul “condividere le conoscenze e le buone prassi, le sfide e le lezioni apprese”. Sito web della Campagna per la Giornata Mondiale per la UHC: www.UHCDay.org

Come sottolinea il sito officiale di UHC2030 le Richieste chiave del movimento per la UHC sono:

Ogni persona, in qualsiasi luogo dovrebbe avere accesso a servizi sanitari di qualità e a costi abbordabili. Chiediamo ai leader politici di legiferare, investire e collaborare con  tutta la società per far sì che la UHC diventi realtà

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Le Richieste Chiave del movimento per la UHC (in italiano) (UHC Key Asks) sono state sviluppate durante un periodo di 3 mesi consultando tutti gli attori coinvolti nel movimento UHC: parlamentari, società civile, settore privato, agenzie, network e istituzioni accademiche. Queste richieste sono alla base della Dichiarazione Politica sulla Copertura Sanitaria Universale  (Resolution adopted by the General Assembly on 10 October 2019 on Political declaration of the high-level meeting on universal health coverage) come fondamenti per sforzi coordinati di sostegno che sono stati promossi da tutti i partner uniti durante la preparazione del Meeting di Alto Livello per la Copertura Sanitaria Universale (UN HLM).

Pages from UHC_Key_Asks_final (1).pdfRichiesta chiave 1: garantire una leadership politica che vada al di là della Salute.

Richiesta chiave 2: che nessuno resti indietro.

Richiesta chiave 3: regolamentare e legiferare.

Richiesta chiave 4: preservare una assistenza sanitaria di qualità.

Richiesta chiave 5: investire di più, investire meglio.

Richiesta chiave 6: muoversi assieme.

Al di là delle richieste chiave:  impegnarsi per l’uguaglianza di genere e per I diritti delle donne e delle fanciulle.

In occasione del Meeting di Alto Livello delle Nazioni Unite  sono stati numerosi i messaggi lasciati dalle varie associazioni, gruppi di società civile, etc. per accrescere il coinvolgimento collettivo e sensibilizzare sulla tematica. La lista degli interventi è presente alla pagina: High Level Meeting Statements on UHC (anche in pdf).

Tra le varie associazioni anche Updating medicina del lavoro ha avuto l’onore di pubblicare un suo messaggio su quanto possa essere importante una Medicina del Lavoro di qualità e diffusa sul territorio per supportare il raggiungimento della UHC (Umdl UN HLM on UHC Statement).

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Le organizzazioni appartenenti alla società civile (CSOs) stanno avendo un un ruolo fondamentale nella realizzazione di un gruppo costitutivo del movimento per la UHC che sia fortemente improntato sulla uguaglianza e sia guidato dalla gente. Attraverso un ampio processo consultivo le CSOs hanno messo a punto il Meccanismo di Coinvolgimento per la Società Civile – Civil Society Engagement Mechanism (CSEM) per  Pages from CSEM_GMR_Commentary_2019_EN-single-page.pdfUHC2030 per dar voce al proprio gruppo costitutivo. La appartenenza al CSEM è aperta a tutti i membri della società civile impegnati nel miglioramento della salute, nell’incremento delle risorse finanziarie e della messa a punto di un agenda governativa correlata al raggiungimento della UHC. Messaggi promozionali dei partecipanti sono: 1. che nessuno resti indietro; 2. incrementare gli investimenti pubblici sulla Salute; 3. aumentare il coinvolgimento delle CSOs e dei cittadini sulla trasparenza e sulla rendicontazione a tutti i livelli; 4. investire sugli operatori sanitari

Il CSEM, su richiesta del core team, di UHC2030 ha realizzato un documento seminale e di indirizzo sulle principali problematiche e disuguaglianze presenti a livello globale che impediscono il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale Che nessuno resti indietro” – Rispettare la promessa di una salute per tutti – Riflessioni della CSEM per UHC2030.

Queste ultime sono state poi sviluppate con l’aggiunta di dati aggiornati al 2018 nel Rapporto di Monitoraggio del 2019 (Primary Health Care on the Road to
Universal Health Coverage 2019
).

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) partecipa alla UHCDay 2019 e fornisce a sua volta dati allarmanti sull’argomento:

  • almeno metà della popolazione mondiale ancora non ha una completa copertura delle prestazioni sanitarie essenziali;
  • circa 100 milioni di persone vengono spinte alla estrema povertà (definita come la sopravvivenza con 1,90 dollari statunitensi o meno al giorno) perché devono sostenere le spese per la propria assistenza sanitaria;
  • oltre 800 milioni di persone (quasi il 12% della popolazione mondiale) spende al meno il 10% dei propri bilanci economici familiari per pagare l’assistenza sanitaria;
  • tutti gli stati membri delle Nazioni Unite hanno concordato nel cercare di raggiungere la Copertura Sanitaria Universale entro il 2030, come parte integrante degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile (SDGs).

Fonti Eurostat relative al 2018 indicano che la UHC non è presente tuttora neanche Europa dato che più del 3% della popolazione riferisce di non accedere a visite mediche o trattamenti sanitari necessari per ragione dei costi, dei tempi di attesa o altro. In Italia tale valore si attesta al 2,6% della popolazione totale (un valore maggiore rispetto a paesi come la Spagna, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca).

La WHO dà una definizione di Copertura Sanitaria Universale sia con una scheda informativa. Da una traduzione in italiano di parte dei suoi contenuti:

Cos’è la Copertura Sanitaria Universale (UHC)?

UHC significa che tutti gli individui e le comunità possono accedere,  ai servizi sanitari di cui necessitano, senza per questo dover fronteggiare difficoltà economiche. Tali servizi includono l’intera gamma dei servizi sanitari essenziali e di qualità, dalla promozione della salute alla prevenzione, terapia, riabilitazione e alle cure palliative.

La Copertura Sanitaria Universale permette a tutti di poter accedere ai servizi sanitari che sono necessari per affrontare le cause più significative di malattia e di morte e, al contempo, permette di assicurare a tutti una qualità assistenziale sanitaria tale da migliorare la salute di coloro che vi si affidano.

UHC protegge le persone dalle conseguenze economiche nefaste causate da spese fatte di tasca propria per garantirsi le prestazioni sanitarie; ciò fa sì che ne venga impedito l’impoverimento legato a una patologia inaspettata che potrebbe richiedere il ricorso ai propri risparmi, a vendere i propri beni o a richiedere un prestito mettendo così a grave rischio il proprio futuro e quello dei propri figli.

Il raggiungimento della UHC è un bersaglio da centrare per tutte quelle nazioni del mondo che nel 2015 hanno adottato gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. I paesi che progrediranno verso la UHC faranno progressi anche verso gli altri obiettivi di salute e verso quelli di altro tipo. Il raggiungimento della buona salute permette ai più giovani di apprendere e agli adulti di guadagnarsi da vivere, da una mano a evitare l’impoverimento delle persone e pone le basi per uno sviluppo economico di lungo periodo.

Altre informazioni sono veicolate anche da video esplicativi come il seguente:

Altro materiale della WHO e del  UHC2030 per la Campagna mondiale è disponibile ai siti: www.who.int/campaigns/world-health-day/2018/social-media/en/ –      www.uhc2030.org/un-hlm-2019/un-hlm-uhc-media.

Il sito web della Campagna per il UHC Day: UHC2030.org

Hashtag Primario: #HealthForAll

Hashtag Scondario: #UHCDay

Lucio Fellone (lucio.fellone@gmail.com)

Aggiornato al 12/12/2019

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Il link all’articolo di Umdl sulla Giornata Mondiale della Salute 2018 che ha avuto per tema proprio la Copertura Sanitaria Universale; link alla Giornata Mondiale per il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale 2018.

Materiali disponibili al sito http://universalhealthcoverageday.org

world-health-day-2019-health-for-all

Pages from world-health-day-2019-poster-making-uhc-reality-2.pdf

phc-infographic-2