Luoghi di esposizione “naturale” alle fibre asbestiformi

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Luoghi di esposizione “naturale” alle fibre asbestiformi

Terzo numero Updating medicina del lavoro (ISSN 2283 9917) dicembre 2014 pp. 25-32

RISCHI IN BASILICATA

sintesi del dott. Gaetano Grande (grande3@student.unisi.it) specializzando al IV° anno di Specializzazione in Medicina del Lavoro – Università degli Studi di Siena.

Tratto da Mesotelioma pleurico ed esposizione ambientale a fibre minerali: il caso di un’area rurale in Basilicata 1 di R PASETTO, B BRUNI, C BRUNO, G CAUZILLO, D CAVONE, L CONVERTINI, B DE MEI, A MARCONI, G MONTAGANO, M MUSTI, L PAOLETTI e P COMBA Ann Ist Super Sanità 2004.

ASPETTI DI CARATTERE GENERALE

L’evidenza scientifica, ha mostrato che anche altri tipi di minerali fibrosi, che abbiano determinate dimensioni e siano sufficientemente biopersistenti, sono potenzialmente in grado di indurre le stesse patologie maligne e non maligne associate all’amianto. Questa evidenza deriva da esperimenti effettuati in vivo sugli animali, ma, finora, solo per un minerale della famiglia delle zeoliti, l’erionite, e, molto probabilmente, anche per un altro minerale appartenente alla famiglia degli anfiboli, facente parte della serie mineralogica della fluoro-edenite (vedi BOX 1), ambedue sono presenti in natura con abito cristallino fibroso asbestiforme e hanno un’elevata capacità di indurre mesoteliomi anche nell’uomo.

Esposizioni ambientali

Le esposizioni di tipo ambientale presentano delle nette differenze rispetto a quelle di carattere professionale a causa della diversa durata di esposizione, delle modalità di contatto e del tipo di popolazione di riferimento.

  • L’esposizione ambientale si compie in modo continuativo, giorno per giorno, durante l’intero arco delle 24 ore, e per un periodo che si estende dalla nascita e per l’intera vita, o comunque per l’intero periodo di residenza nel sito interessato.

  • Il tipo di popolazione di riferimento differisce da quello che caratterizza gli ambienti lavorativi essendo eterogenea e comprendendo, quindi, individui di tutte le età, compresi quelli aventi caratteristiche di maggiore suscettibilità sanitaria.

  • L’esposizione, inoltre, avviene secondo scenari subdoli nell’ambito delle normali attività giornaliere con livelli di esposizione mediamente bassi.

La possibilità che le fibre presenti nell’ambiente naturale possano rappresentare un rischio è stato evidenziato sin dalla fine degli anni ’70, da quel momento sono infatti diverse le segnalazioni di casi di contaminazione dei suoli con conseguente aumento del rischio di patologie come il mesotelioma.
In generale i siti caratterizzati da tali contaminazioni si trovano in regioni a carattere rurale, il tipo di fibra maggiormente riscontrato è la tremolite che non si trova tra gli amianti utilizzati a livello industriale anche se vi può essere rinvenuta in tracce.
In un sito cinese è stata rinvenuta principalmente la crocidolite, mentre, in alcuni paesi della Cappadocia in Turchia e nella cittadina di Biancaviilia (vedi BOX I), sono state riscontrate fibre appartenenti a minerali precedentemente non sospettati o non riscontrati in natura, rispettivamente l’erionite e la fluoro-edenite.
Generalmente in esposizioni ambientali di questo tipo il contenuto di fibre nei campioni di monitoraggio aereo è modesto.
Esistono tuttavia alcune circostanze che hanno determinato dei livelli di esposizione non trascurabili, anche se intermittenti e occasionali, e certamente molto superiori a quelli considerati tipicamente di fondo ambientale (non superiori a qualche fibra per litro).
E’ il caso delle elevate concentrazioni di fibre rinvenute nei materiali di riporto utilizzati nella pavimentazione delle strade sterrate in alcune zone della Turchia, Grecia, Cina, in Nuova Caledonia, oppure di quelle presenti nel whitewash, una materiale usato per imbiancare le pareti interne ed in alcuni casi esterne alle case. In alcuni paesi della Cappadocia e a Biancavilla, le fibre si ritrovano nel materiale utilizzato nell’edilizia locale. Infine, in alcuni siti il materiale contenente le fibre è stato utilizzato per produrre stucco, manufatti come stoviglie e terracotte o prodotti di uso personale come le ciprie.

I casi di mesotelioma di Lauria e Castelluccio Superiore da “esposizione ambientale”

A seguito delle conclusioni contenute nella tesi di specializzazione di un operatore della ASL n. 3 di Lagonegro, il Dipartimento di Prevenzione ha effettuato delle segnalazioni che hanno portato il Centro Operativo Regionale del Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) in collaborazione con il Centro Operativo Regionale (COR) Puglia, a svolgere uno studio epidemiologico sull’area di Lauria e Castelluccio Superiore (PZ) due paesi in Basilicata.
Le conclusioni di tale tesi ipotizzavano il possibile ruolo della tremolite, presente negli affioramenti ofiolitici dell’area in esame, rispetto a tre casi di mesotelioma pleurico insorti in soggetti residenti nei comuni di Lauria e Castelluccio Superiore.
Nel periodo marzo 2001/ottobre 2003, gli operatori dei COR attraverso il linkage con le schede di dimissioni ospedaliere del Sistema Informativo Regionale ed i certificati di morte, hanno rilevato in tutta la Basilicata 110 casi di mesotelioma maligno relativi agli anni 1989/2002; tra questi, dei 16 casi relativi a soggetti residenti nella ASL n. 3 di Lagonegro ne sono stati accertati 12 casi, di cui 3 occorsi in soggetti residenti nel comuni di Castelluccio Inferiore e di Lauria, contrada Seluci.
Sono stati approfonditi i dati clinici ed è stata ricostruita la storia espositiva, secondo le procedure standard del Registro Nazionale Mesoteliomi: due dei tre casi sono stati classificati come “mesotelioma certo” con conferma attraverso esame istologico corredato di immunoistochimica (casi 2 e 3), mentre il terzo è stato classificato “mesotelioma probabile”, così definito in base al referto di un esame istologico senza valutazione immunoistochimica (vedi BOX 2).
Sul piano dell’esposizione, per due dei casi l’esposizione è stata classificata come “esposizione professionale possibile”, ancorché non provata (casi 1 e 2), mentre al terzo, una donna, è stata assegnata la categoria di classificazione “esposizione ambientale”. In aggiunta, l’analisi delle fibre presenti in un campione autoptico e in uno bioptico, mostrano che due dei tre soggetti in esame erano stati esposti alla fibra tremolitica presente negli affioramenti ofiolitici del territorio considerato.
Mutuando i criteri di causalità di Hill (1965), consuetamente adottati in epidemiologia, e alla base delle valutazioni formulate dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione, vengono soddisfatti i criteri della specificità, della coerenza temporale e della plausibilità biologica che sosterrebbero l’ipotesi di partenza ovvero il ruolo giocato dalla tremolite nell’eziologia dei tre mesoteliomi, mentre non è valutabile la forza dell’associazione per la rarità della patologia indagata e quindi per il piccolo numero di casi in esame.
E’ possibile affermare, parafrasando proprio IARC che esiste una limitata evidenza di rischio per l’uomo, ossia che il ruolo causale è credibile, ma non può essere escluso il ruolo della variabilità casuale, di distorsioni dello studio, di fattori di confondimento; per tale motivo è necessaria l’acquisizione di ulteriori elementi conoscitivi.

L’anfibolo tremolitico Lucano

Caratteristiche dell’esposizione ambientale

Fra le principali strutture litiche, che formano il vasto e complesso sistema montuoso della zona, sono comprese anche alcune rocce metamorfiche che sono presenti anche nel Bacino di Lauria in provincia di Potenza.
Queste rocce di color bianco con venature verdognole, sono chiamate, dalla letteratura geologica classica, pietre verdi o ofioliti (dal greco òphis =serpente e lìthos = pietra); oltre ad attrarre l’attenzione per i sorprendenti contrasti che creano nel paesaggio, hanno suscitato l’interesse generale quando si è riscontrata la presenza di un minerale anfibolico fibroso all’interno di alcuni affioramenti di rocce verdi che rientra nella lista degli amianti.
L’anfibolo in questione è la tremolite che è un anfibolo monoclino appartenente alla serie calcifera povera di alcali. E’ un inosilicato di calcio e magnesio contenente ossidrili e fluoro anche se possono essere presenti piccole quantità di ferro ferroso, di manganese bivalente, di alluminio e di alcali. Tale minerale si presenta sotto forma di cristalli sia prismatici allungati sia in aggregati fibrosi a struttura raggiata e presenta una colorazione biancastra o grigio-verdolino.

Potenziali esposizioni al minerale fibroso

Una volta accertato che la fonte d’inquinamento da fibre era da imputare alla tremolite presente nelle pietre verdi, e che quindi si trattava di inquinamento ambientale sono state formulate ipotesi in merito alle modalità di dispersione di tali fibre:
– i continui spostamenti del gregge potrebbero causare la messa in sospensione e la diffusione di polvere potenzialmente contenente tremolite, con conseguente rischio di inalazione da parte dei pastori che rappresentano la figura lavorativa potenzialmente a maggiore rischio di esposizione, poiché l’economia dell’area è basata principalmente sulla pastorizia e, in misura minore sull’agricoltura;
– situazione analoga si verifica per gli agricoltori che, nello svolgimento dell’attività lavorativa, possono entrare in contatto con il materiale fibroso;
– altre figure lavorative possono subire danni conseguentemente all’esposizione a polveri che si liberano durante la costruzione di edifici rurali (casolari, ricoveri, ecc.) e/o altre opere edili (recinzioni, strade sterrate, ecc.), tenendo in considerazione il tipo di tessiture delle ofioliti, non è da escludere anche che un’ulteriore possibilità di venire in contatto con la fibra di tremolite sia rappresentata dalla produzione di oggetti ornamentali.
Inoltre, questa parte del territorio lucano è costituita da aree collinari e montuose ed è caratterizzata anche da parametri di
piovosità fra i più alti del meridione. Crolli e smottamenti potrebbero essere la causa di messa in sospensione di nuovo materiale fibroso.

BIBLIOGRAFIA

1. R PASETTO, B BRUNI, C BRUNO, G CAUZILLO, D CAVONE, L CONVERTINI, B DE MEI, A MARCONI, G MONTAGANO, M MUSTI, L PAOLETTI e P COMBA Mesotelioma pleurico ed esposizione ambientale a fibre minerali: il caso di un’area rurale in Basilicata di Ann Ist Super Sanità 2004; 40(2): 251-265.

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