Traduzione: Una Rapidissima Introduzione all’Open Access di Peter Suber

English translation                                                                                                                  Torna alle News

 

UNA RAPIDISSIMA INTRODUZIONE ALL’OPEN ACCESS [da A VERY BRIEF INTRODUCTION TO OPEN ACCESS di Peter Suber (tratto a sua volta da http://www.earlham.edu/~peters/fos/brief.htm)]. Libera traduzione  di Lucio Fellone (fellone@student.unisi.it)

La letteratura Open-access (OA) dev’essere in formato digitale, disponibile su internet, senza costi e libera da molte delle limitazioni dovute al copyright ed alla concessione della licenza. Ciò viene reso possibile da internet, dal benestare dell’autore o dal possessore del copyright.
L’OA è completamente compatibile con la revisione paritaria (peer review) e tutte le principali iniziative OA di letteratura scientifica ed accademico sostengono la sua importanza. Proprio come molti degli autori di articoli su riviste mettono a disposizione il frutto del loro lavoro, così fanno molti editori e referees che partecipano alla peer review.

La letteratura OA non è esente da costi, benchè siano minori rispetto a quelli della letteratura pubblicata convenzionalmente. Il problema non è se la letteratura accademica debba essere priva di costi, ma se esistano modi migliori per coprire le spese rispetto al dover far pagare i lettori e creare dei limiti all’accesso. I modelli economici di pagamento delle spese dipendono da come viene fornito l’OA.

DUE SONO I MEZZI PRINCIPALI PER VEICOLARE GLI ARTICOLI DI RICERCA SCIENTIFICA IN AMBITO OA

I GIORNALI OA:
Le riviste OA effettuano la peer review e successivamente rendono il proprio contenuto approvato disponibile liberamente a tutti. Le spese sono legate al processo di peer review, alla elaborazione del manoscritto ed allo spazio richiesto al server che li ospita.
I giornali OA pagano le loro spese in maniera molto simile a come accade per la trasmissione di prodotti in televisione o dalle stazioni radiofoniche: coloro che sono interessati alla diffusione del contenuto pagano in anticipo tutti i costi di produzione ed in tal modo garantiscono che l’accesso sia libero a chiunque ne abbia necessità. Talvolta questo implica che i giornali ricevano un sussidio dalle università o dalle organizzazioni professionali che li ospitano. A volte ciò comporta che le riviste richiedano un pagamento per le spese di elaborazione dell’articolo, pagabili dall’autore o da chi lo sponsorizza (datore di lavoro, agenzia che garantisce i fondi).

Le riviste OA che richiedono il pagamento per le spese di elaborazione spesso rinunciano alle stesse in tutte le situazioni che evidenziano difficoltà economica.
I giornali OA con sussidi istituzionali tendono a non richiedere dei costi legati all’elaborazione del materiale che viene sottoposto.

I periodici OA possono cavarsela con sussidi o tariffe più basse se possiedono introiti da altre pubblicazioni, pubblicità, extra a pagamento o servizi supplementari. Alcune istituzioni ed associazioni realizzano anche degli sconti tariffari. Alcuni  editori OA non richiedono il pagamento a quei ricercatori che fanno parte di istituzioni che hanno effettuato un’iscrizione annuale. Abbiamo ancora un enorme spazio a disposizione della nostra cretività per cercare nuove strade per coprire le spese di un giornale OA, occorre ancora tanto prima di esaurire la nostra immaginazione e la nostra ingegnosità.
GLI ARCHIVI / REPOSITORIES OA:
Gli Archivi o repositories OA non effettuano la peer review, ma semplicemente rendono i propri contenuti liberamente disponibili a tutti. Essi possono contenere del materiale non sottoposto a peer review in modalità pre-print (non ancora diffuso su riviste), materiale sottoposto a peer review in modalità post-print o entrambi.
Gli archivi possono essere collegati a delle istituzioni, come università e istituti di ricerca, oppure possono essere di tipo disciplinare, su materie come la fisica e l’economia.
Gli autori possono decidere di archiviare il proprio lavoro in forma preprint senza richiedere il permesso di nessuno ed un buon numero di riviste già consente agli autori di archiviare i propri documenti pubblicati (articoli postprint). Nel momento in cui gli archivi utilizzano il Protocollo per il raccoglimento dei metadati della Open Archive Initiative (OAI), questi divengono interoperabili e gli utenti possono trovarne i contenuti pur non sapendo dell’esistenza di quegli archivi, dove siano collocati o cosa contengano. Ad oggi sono disponibili diversi software liberi per la creazione ed il mantenimento degli archivi che aderiscono la OAI e ciò ne favorisce notevolmente il loro utilizzo. I costi di un archivio sono trascurabili: un pò di spazio ottenibile da un server e pochissimo tempo da parte di un tecnico informatico.
 
 
 
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