PERCHE’ ANCORA ASBESTO ?

(qui in pdf)

Terzo numero Updating medicina del lavoro  ISSN 2283-9917 pp.18-24  dicembre 2013

PERCHE’  ANCORA  ASBESTO ?

Sull’uso persistente del minerale in paesi in via di sviluppo laddove la IARC e il WHO attestano la responsabilita’ dell’asbesto anche per il tumore della laringe e dell’ovaio 

Dottor Lucio Fellone (fellone@student.unisi.it) Specializzando al IV° anno di Specializzazione in Medicina del Lavoro – Università degli Studi di Siena   doi: 10.5281/zenodo.12434

Nonostante l’attenzione dei mass media, le sentenze della magistratura ed i moniti della comunità scientifica, l’impiego dell’asbesto nel mondo è ancora largamente diffuso.
Ad oggi, infatti, solo 53 Paesi hanno proibito completamente l’utilizzo di tutti i tipi di asbesto 1.
Tale situazione è quanto mai grave date le attuali evidenze scientifiche e pertanto sembra opportuno, partendo da quanto affermato in un documento redatto dal Collegium Ramazzini * nel 2010, riportare alcuni passaggi estratti da documenti su questa tematica prodotti, più o meno recentemente, da Istituzioni scientifiche di caratura internazionale.

* Il Collegium Ramazzini è, per sua stessa definizione, un consesso accademico internazionale indipendente da interessi commerciali composto da 180 medici e scienziati provenienti da 30 Paesi che prende in esame settori cruciali di medicina professionale ed ambientale. Il nome e i suoi intenti si ispirano alla figura di Bernardino Ramazzini, padre della Medicina Occupazionale.

E’ scientificamente provato che tutte le forme di asbesto siano cancerogene per l’uomo.
Attualmente molte nazioni ancora lo utilizzano, lo importano, e lo esportano. In questi Paesi è previsto il solo “uso controllato” dell’asbesto crisotilo, giustificato da ragioni politiche ed economiche piuttosto che da ragioni mediche.
L’asbesto è in grado di resistere al fuoco, al calore, agli acidi; possiede una grande resistenza alla tensione e può essere utilizzato per l’isolamento termico ed acustico.
Il termine asbesto è utilizzato per definire 6 minerali fibrosi presenti in natura che si presentano in 2 conformazioni principali: serpentino ed anfibolo.
L’unico asbesto che possiede una forma serpentina è il crisotilo (anche detto asbesto bianco). Esso rappresenta circa il 95% dell’asbesto che viene utilizzato nel mondo ed è l’unico tipo che, ad oggi, è ancora commercializzato. Il suo impiego è destinato per il 90% alla produzione di lastre e tubature in cemento-amianto.
I minerali anfiboli includono 5 tipologie di asbesto: amosite, crocidolite, tremolite, antofillite ed actinolite. Tra essi i più usati in passato sono stati l’amosite (asbesto marrone) e la crocidolite (asbesto blu). Per un maggior approfondimento vi rimando all’ALLEGATO 1 alla fine del testo.
Tutte le fibre di asbesto causano asbestosi ed evolvono, poi, in un quadro diffuso di fibrosi polmonare 2.
La International Agency for Research on Cancer (IARC) nel 2012 ha certificato nella monografia numero 100 che c’è una “sufficient evidence” che tutte le forme di asbesto (crisotilo, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite ed antofillite) siano in grado di provocare cancro negli esseri umani. In particolare l’asbesto è in grado di causare mesotelioma, tumore del polmone, tumore del laringe e tumore dell’ovario. E’ stata osservata anche una correlazione positiva tra l’esposizione a tutte le forme di asbesto e tumori della faringe, dello stomaco e del colon-retto.
Un’ennesima conferma che tutte le forme di asbesto sono considerate cancerogene per l’uomo per cui sono state inserite nel Gruppo 1 della stessa IARC 3. Un estratto di quanto dichiarato dall’Agenzia è presente in ALLEGATO 2.
Tuttavia, circa 125 milioni di persone nel mondo sono ancora esposte all’asbesto per effetto della loro attività lavorativa. Si ritiene che ogni anno le morti per tumori ad esso correlati oscillino tra le 100.000 e le 140.000 .
Il Chrysotile Institute, un gruppo fondato e supportato dalla lobby dell’industria estrattiva dell’asbesto in Quebec nonché finanziato anche dal governo canadese, ha a lungo sostenuto che l’asbesto crisotilo possa essere usato con sicurezza e che la pericolosità sia insita nelle sole fibre anfibole (la cosiddetta “amphibole hypothesis”)2. Oggi questo istituto non è più in attività e il Canada, fino a pochissimo tempo fa uno dei maggiori esportatori di asbesto al mondo, ha cessato la sua attività estrattiva. Molte iniziative hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato ed ora si attendono ulteriori passi in avanti da parte del governo canadese 4.
Numerosissimi studiosi hanno negato l’ipotesi che esista un tipo di asbesto sicuro ed il Collegium Ramazzini ha dichiarato apertamente che la teoria che l’asbesto crisotilo possa essere meno pericoloso delle altre forme non è supportato da evidenze scientifiche.
Molte tra le maggiori organizzazioni internazionali (WHO, ILO, World Trade Organizzation) hanno condannato l’uso dell’asbesto ed hanno rifiutato la teoria del suo possibile “uso controllato” 2.
Attualmente nel mondo vengono prodotte poco meno di 2 milioni di tonnellate di asbesto.
La Russia ne estrae più di tutti, seguita dalla Cina, dal Brasile, dal Kazakistan e dall’India.
I paesi a cui il minerale è destinato sono quelli che attualmente stanno vivendo un grande sviluppo edilizio e nell’ordine sono: Cina, India, Brasile, Indonesia e Russia. Quest’ultima, però, ha destinato solo poco più del 10% al mercato interno 1.
Esiste una organizzazione internazionale chiamata Rotterdam Convention a cui aderiscono 154 nazioni. Essa è attiva ufficialmente dal 24 Febbraio 2004 ed ha il compito di regolare l’importazione e l’esportazione di alcune sostanze chimiche pericolose e di pesticidi.
La sua azione si basa sul principio fondamentale del “Prior Informed Consent” (PIC), ossia che l’esportazione da parte di un membro di prodotti che vengono classificati come pericolosi per l’uomo e l’ambiente (inserite in una lista detta Annex III) è consentita solo con il chiaro consenso espresso dal paese importatore. Le sostanze vengono classificate come pericolose solo se vengono elette come tali all’unanimità da tutti i membri dell’organizzazione in occasione di opportuni congressi (questo dovrebbe garantire che sia impedita la commercializzazione della sostanza).
Tutti i tipi di asbesto sono attualmente classificati nella lista delle sostanze nocive, eccetto il crisotilo.
L’inserimento di quest’ultimo venne proposto per la prima volta del 2006, ma in quell’occasione il diritto di veto fu usato da Canada, Kirghizistan, Iran, India, Ucraina e Perù.
Al Congresso del 2011, quando sembrava possibile una concordanza unanime, fu la delegazione canadese che si oppose all’inserimento nell’Annex III.
Nel 2013 è stata la Russia ad esercitare il suo diritto di veto per la prima volta 5.
Saranno gli abitanti dei paesi più vulnerabili e privi di tutela coloro che, con molta probabilità, subiranno gli effetti devastanti di queste scelte scellerate.
Già nel 1999 il Collegium Ramazzini scriveva che le strategie commerciali usate dall’industria dell’asbesto erano molto simili a quelle messe in atto dall’industria del tabacco per garantire la propria sopravvivenza e che la situazione dell’uso di amianto nei paesi in via di sviluppo assomigliava, già allora, a quella che esisteva nei paesi industrializzati prima che i pericoli da amianto fossero ampiamente riconosciuti. Si stima che già un’esposizione professionale minima per il crisotilo (0.1 f/cc) a livello mondiale comporti rischi complessivi di 5/1.000 per il cancro polmonare e 2/1.000 per l’asbestosi.
Nei paesi di recente industrializzazione coinvolti nell’estrazione, lavorazione ed uso in edilizia, le esposizioni ad amianto erano e sono spesso molto più alte; inoltre, la possibilità di una larga diffusione delle malattie da amianto è notevolmente aumentata. Nei paesi del Terzo Mondo l’uso di amianto cresceva, e probabilmente cresce tuttora, ad un tasso annuo di circa il 7% 6.
Il Collegium è certo che attualmente siano presenti dei sostituti validi e sicuri dell’asbesto e che la cessazione del suo impiego potrà salvare la vita di milioni di persone 2.

ASBESTO
ASPETTI MINERALOGICI

tratto da W. Raymond Parkes OCCUPATIONAL LUNG DISORDERS Third Edition Butterworth-Heinemann 1994.

Asbesto (dal greco “asbestos”, inestinguibile) è un nome collettivo che si riferisce a due ampi, ma differenti, gruppi di minerali presenti in formazioni rocciose e non si riferisce ad una famiglia, nè tanto meno ad un particolare tipo di roccia. Esso è, piuttosto, un termine commerciale applicato a due gruppi di minerali contenenti silice – serpentini ed anfiboli – che sono capaci facilmente di separarsi in lunghe, sottili e resistenti fibre che posseggono numerose e preziose proprietà ed applicazioni commerciali. Le varianti non fibrose di questi minerali non sono considerate asbesto.
Classicamente l’asbesto è anche definito amianto (dal greco “amiantos”, incorruttibile), in riferiento alla sua capacità di ritornare alla sua purezza originaria dopo esser passato tra le fiamme. Tale termine permane nelle lingue di origine latina, mentre asbesto è maggiormente usata nei Paesi del nord Europa e di lingua anglo-sassone.

Serpentino
Il crisotilo, l’unica variante fibrosa di questo gruppo ha una conformazione di crescita che lo rende facilmente distinguibile dai serpentini non-asbestosici come l’antigorite e la lizardite. E’ il tipo di asbesto più abbondante.
La maggior parte del crisotilo si è formato in rocce ultrabasiche in cui le olivine ed i pirosseni si sono tramutati in serpentino per effetto idrotermico, un processo completato dall’intrusione di magma acidico e da un’ulteriore azione idrotermica.
Il talco e la magnetite sono frequentemente presenti come impurità ed in alcune aree estrattive (per esempio nel Quebec, Canada, e nell’area Xeros-Troodos, Cipro) all’interno del deposito di minerale è possibile riscontrare degli anfiboli come la tremolite e la actinolite. Benché la tremolite possa esser presente in piccole quantità in una parte del crisotilo commercializzato (in meno del 1%), a differenza del crisotilo, è capace di resistere a lungo all’azione di scioglimento ed alla decomposizione all’interno dei sistemi biologici.

Anfiboli
La paragenesi dell’asbesto anfibolo (crocidolite, amosite, antofillite, tremolite e actinolite) avviene ad un più elevato grado metamorfico (ossia è sottoposta a maggiori azioni, tra cui una più elevata temperatura) rispetto al crisotilo, per cui si ottengono dei minerali con un minor grado di acqua di cristallizzazione. La formazione della maggior parte della tremolite e della antofillite, ed in minor misura della actinolite, derivano dal metamorfismo di pirosseniti con associata silice per effetto di azione del calore; allo stesso tempo possono essere presenti transizioni localizzate, soprattutto verso la tremolite, nelle rocce contenenti serpentino. La amosite e la crocidolite si sono formate in porzioni di rocce sedimentarie per effetto di una reazione chimica e di una cristallizzazione a partire da idrossidi di ferro e silice colloidale in presenza di una compressione idrostatica e di un’azione deformante. Alcune fibre di actinolite si sono formate in condizioni simili.

I mineralologi riferiscono il termine asbesto alla forma di crescita fibrosa cristallina, asbestiforme, di questi minerali. Mentre il crisotilo nella sua forma asbestiforme ha una composizione interna e di superficie peculiare rispetto alla sua controparte non-asbestiforme, per gli anfiboli non è cosi (la tremolite, la antofillite e la actinolite mantengono pertanto nelle due forme lo stesso nome).
Ciò sicuramente ha comportato e comporta alcuni errori e malintesi nell’analisi dei campioni di polveri sia sul luogo di lavoro che nel tessuto polmonare. Le forme non-asbestiformi della tremolite, antofillite ed actinolite sono di più comune riscontro rispetto alle forme asbestiformi corrispondenti.
Le fibre sono caratterizzate da un elevato rapporto lunghezza-larghezza, dalla flessibilità e, spesso, da un’elevata resistenza alla tensione rispetto alle controparti non asbestiformi e tendono ad essere aggregate in parallelo o in pacchetti da cui le fibre possono essere facilmente separate.
Nell’abito asbestiforme, i cristalli di minerale crescono in una singola dimensione, in una linea rettilinea, finché formano lunghe fibre filiformi con rapporti da 20 a 1 a 100 a 1 e più.
Quando viene esercitata una pressione le fibre non si frantumano, ma semplicemente si curvano come può accadere ad un filo metallico. Le fibre di minori dimensioni vengono prodotte dalla separazione a partire dai “pacchetti” di fibre. Le varianti non asbestiformi non posseggono tali proprietà e tale aspetto.

(Per la WHO la patogenicità della fibra di asbesto è incrementata dal fatto di possedere un rapporto tra lunghezza e larghezza maggiore o uguale di 3 a 1 in presenza di una lunghezza maggiore o uguale a 5 micrometri ed un diametro minore o uguale a 3 micrometri).

ALLEGATO 2

Tratto da quanto definito, ad oggi, dalla IARC e dalla WHO sui rischi cancerogeni legati all’asbesto A Review of Human Carcinogens–part C: metals, arsenic, dusts and fibres 8
Straif K, Benbrahim-Tallaa L, Baan R, Grosse Y, Secretan B, El Ghissassi F, Bouvard V, Guha N, Freeman C, Galichet L, Cogliano V; WHO International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group. Lancet Oncol.ogy 2009 May

…“Nel Marzo del 2009, 27 scienziati provenienti da 8 paesi si sono incontrati presso la sede dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) per rivalutare la cancerogenicità di metalli, arsenico, polveri e fibre precedentemente classificate come “cancerogene per l’uomo” (Gruppo 1) ed identificare eventuali ulteriori siti tumorali e nuovi meccanismi di cancerogenesi.
Evidenze epidemiologiche hanno dimostrato che tutte le forme di asbesto sono associate ad un aumentato rischio di tumore polmonare e mesotelioma. Benché la differente potenzialità nel provocare cancro polmonare e mesotelioma sia attualmente dibattuta, la conclusione fondamentale è che tutte le forme di asbesto sono “cancerogene per l’uomo”. Sostanze a base di minerali (es. il talco, la vermiculite) che contengono asbesto possono essere anch’esse ritenute “cancerogene per l’uomo”.
Ad oggi esistono prove sufficienti che esso possa causare anche cancro della laringe e dell’ovaio. Una meta-analisi di studi di coorte ha riportato un rischio relativo di cancro della laringe di 1.4 (95% CI 1.2-1.6) per “qualsiasi” esposizione ad asbesto.
Studi di coorte di donne che erano state a contatto nel lavoro a grandi quantità di asbesto hanno riscontrato un incrementato rischio di tumore ovarico, come riportato in uno studio relativo ad una fabbrica di maschere a gas nella Seconda Guerra Mondiale. Gli studi hanno dimostrato che l’asbesto può accumularsi nelle ovaie delle donne che sono esposte.
Il Working Group ha classificato come “limitata” l’evidenza di un’associazione tra esposizione ad asbesto e cancro al faringe, allo stomaco ed al colon-retto. Per quanto riguarda quest’ultima neoplasia, il Working Group si è equamente suddiviso tra coloro che ritengono che ci sia un’evidenza abbastanza forte, tale da essere ritenuta sufficiente, e coloro che ancora hanno dei dubbi.
Il meccanismo di cancerogenicità delle fibre di asbesto è dovuto ad un’interazione complessa tra le fibre minerali cristalline e le cellule coinvolte. Le proprietà fisico-chimiche dell’asbesto che sono le più rilevanti per la patogenesi sono il rivestimento chimico e la sua reattività, l’area di superficie, la dimensione delle fibre e la bio-persistenza. Sulla base di indagini cellulari in-vitro e di sperimentazioni su animali ad esposizioni acute o sub-croniche sono stati proposti meccanismi d’azione sia di tipo diretto che indiretto. La risposta dell’apparato respiratorio all’inalazione delle fibre di asbesto è sostanzialmente differente tra le varie specie animali ed il meccanismo biologico responsabile di ciò è ancora poco conosciuto.”

BIBLIOGRAFIA
1. International Ban Asbestos Secretariat. http://www.ibasecretariat.org .

2. Asbestos is Still with Us: Repeat Call for a Universal Ban. Collegium Ramazzini. (2010) http://www.collegiumramazzini.org/download/15_FifteenthCRStatement(2010).pdf.

3. IARC (2012) IARC Monographs – A Review of Human Carcinogens: Arsenic, Metals, Fibres, and Dusts. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans Vol.100 C 11-465.

  1. RightOnCanada.ca founded by Kathleen Ruff. www.rightoncanada.ca.

  2. Holmes D. IARC in the dock over ties with asbestos industry. Lancet 2013 Feb 2;381(9864):359-61

  3. Sixth Collegium Ramazzini Statement (1999). Call for an International Ban on Asbestos

7. Elements of geology and mineralogy: the group asbestos da W. Raymond Parkes OCCUPATIONAL LUNG DISORDERS Third Edition Butterworth-Heinemann 1994 Appendix I 856-858.

8. Straif K, Benbrahim-Tallaa L, Baan R, Grosse Y, Secretan B, El Ghissassi F, Bouvard V, Guha N, Freeman C, Galichet L, Cogliano V; A Review of Human Carcinogens–part C: metals, arsenic, dusts, and fibres. WHO International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group. Lancet Oncology 2009 May;10(5):453-4.  http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100C/

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