20-26 Ottobre 2014: Settimana Internazionale per l’Open Access

English translation

A4oaweek2014

Il tema del 2014 della campagna organizzata dalla SPARC (Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition) è: “Generazione Aperta”. Come ogni anno questa settimana rappresenta in tutto il Mondo un’opportunità per discutere di Accesso Aperto (Open Access) per tutti coloro che si occupano di biblioteche, facoltà, fondi di ricerca, università ma anche per gli studenti e per la gente comune. Molto è già stato fatto ma l’Open Access ha il potenziale per costituire ancor più un’importante rivoluzione nel mondo accademico e scientifico. Con convinzione UMdL e la nostra rivista sposano le idee Open Access. Qui il link ufficiale della Settimana Internazionale sull’Open Access 2014: http://www.openaccessweek.org/.

Segue una libera traduzione: UNA RAPIDISSIMA INTRODUZIONE ALL’OPEN ACCESS [da A VERY BRIEF INTRODUCTION TO OPEN ACCESS di Peter Suber (tratto a sua volta da http://www.earlham.edu/~peters/fos/brief.htm)]

La letteratura Open-access (OA) dev’essere in formato digitale, disponibile su internet, senza costi e libera da molte delle limitazioni dovute al copyright ed alla concessione della licenza. Ciò viene reso possibile da internet, dal benestare dell’autore o dal possessore del copyright.
L’OA è completamente compatibile con la revisione paritaria (peer review) e tutte le principali iniziative OA di letteratura scientifica ed accademico sostengono la sua importanza. Proprio come molti degli autori di articoli su riviste mettono a disposizione il frutto del loro lavoro, così fanno molti editori e referees che partecipano alla peer review.

La letteratura OA non è esente da costi, benchè siano minori rispetto a quelli della letteratura pubblicata convenzionalmente. Il problema non è se la letteratura accademica debba essere priva di costi, ma se esistano modi migliori per coprire le spese rispetto al dover far pagare i lettori e creare dei limiti all’accesso. I modelli economici di pagamento delle spese dipendono da come viene fornito l’OA.

DUE SONO I MEZZI PRINCIPALI PER VEICOLARE GLI ARTICOLI DI RICERCA SCIENTIFICA IN AMBITO OA

I GIORNALI OA:
Le riviste OA effettuano la peer review e successivamente rendono il proprio contenuto approvato disponibile liberamente a tutti. Le spese sono legate al processo di peer review, alla elaborazione del manoscritto ed allo spazio richiesto al server che li ospita.
I giornali OA pagano le loro spese in maniera molto simile a come accade per la trasmissione di prodotti in televisione o dalle stazioni radiofoniche: coloro che sono interessati alla diffusione del contenuto pagano in anticipo tutti i costi di produzione ed in tal modo garantiscono che l’accesso sia libero a chiunque ne abbia necessità. Talvolta questo implica che i giornali ricevano un sussidio dalle università o dalle organizzazioni professionali che li ospitano. A volte ciò comporta che le riviste richiedano un pagamento per le spese di elaborazione dell’articolo, pagabili dall’autore o da chi lo sponsorizza (datore di lavoro, agenzia che garantisce i fondi).

Le riviste OA che richiedono il pagamento per le spese di elaborazione spesso rinunciano alle stesse in tutte le situazioni che evidenziano difficoltà economica.
I giornali OA con sussidi istituzionali tendono a non richiedere dei costi legati all’elaborazione del materiale che viene sottoposto.

I periodici OA possono cavarsela con sussidi o tariffe più basse se possiedono introiti da altre pubblicazioni, pubblicità, extra a pagamento o servizi supplementari. Alcune istituzioni ed associazioni realizzano anche degli sconti tariffari. Alcuni  editori OA non richiedono il pagamento a quei ricercatori che fanno parte di istituzioni che hanno effettuato un’iscrizione annuale. Abbiamo ancora un enorme spazio a disposizione della nostra cretività per cercare nuove strade per coprire le spese di un giornale OA, occorre ancora tanto prima di esaurire la nostra immaginazione e la nostra ingegnosità.
GLI ARCHIVI / REPOSITORIES OA:
Gli Archivi o repositories OA non effettuano la peer review, ma semplicemente rendono i propri contenuti liberamente disponibili a tutti. Essi possono contenere del materiale non sottoposto a peer review in modalità pre-print (non ancora diffuso su riviste), materiale sottoposto a peer review in modalità post-print o entrambi.
Gli archivi possono essere collegati a delle istituzioni, come università e istituti di ricerca, oppure possono essere di tipo disciplinare, su materie come la fisica e l’economia.
Gli autori possono decidere di archiviare il proprio lavoro in forma preprint senza richiedere il permesso di nessuno ed un buon numero di riviste già consente agli autori di archiviare i propri documenti pubblicati (articoli postprint). Nel momento in cui gli archivi utilizzano il Protocollo per il raccoglimento dei metadati della Open Archive Initiative (OAI), questi divengono interoperabili e gli utenti possono trovarne i contenuti pur non sapendo dell’esistenza di quegli archivi, dove siano collocati o cosa contengano. Ad oggi sono disponibili diversi software liberi per la creazione ed il mantenimento degli archivi che aderiscono la OAI e ciò ne favorisce notevolmente il loro utilizzo. I costi di un archivio sono trascurabili: un pò di spazio ottenibile da un server e pochissimo tempo da parte di un tecnico informatico.
Traduzione di Lucio Fellone (fellone@student.unisi.it)
 
 
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